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Però specifichiamo anche che è una <strong>sentenza immediatamente esecutiva</strong> e che quindi i soldi vanno versati subito, anche se probabilmente Fininvest, ricorrendo in appello, chiederà e otterrà la sospensione dell&#8217;esecuzione.</p><p>Ora potete capire perché il pluriprescritto ha già annunciato manifestazioni di piazza. Probabilmente è una strategia per fare una <strong>pressione indiretta sulla Corte</strong> che deciderà se sospendere o meno il pagamento dei 750 milioni di euro.</p><p>Visto che, come sempre, i giornali di famiglia hanno avviato la <strong>campagna di fumo mediatico</strong> per nascondere agli occhi della gente la verità, cerchiamo di <strong>capire bene i fatti</strong> che hanno portato a questa sentenza.</p><blockquote><p>Altro che libera concorrenza. Altro che libero mercato. <strong>Negli anni Ottanta le aziende del premier Silvio Berlusconi facevano fuori gli imprenditori avversari pagando mazzette</strong>. Dietro l’impetuoso sviluppo del più grande gruppo multimediale italiano c’è infatti un’<strong>impressionante storia di corruzione giudiziaria</strong> che ha permesso al presidente del Consiglio di mettere le mani sulla Mondadori. (Peter Gomez)</p></blockquote><p>Questa sentenza civile è la &#8220;sorella minore&#8221; di una <strong>sentenza penale</strong> (arrivata già all&#8217;ultimo grado) con la quale la Corte di Cassazione rende <strong>definitive le condanne contro gli avvocati del Cavaliere</strong>, Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico, <strong>colpevoli di aver corrotto</strong>, il giudice di Roma <strong>Vittorio Metta</strong>.</p><p>Ma chi è questo giudice <strong>Vittorio Metta</strong>? Partiamo dall&#8217;inizio.</p><p>Nell&#8217;89, Berlusconi, dopo aver occupato già le TV private, aveva un altro obiettivo: <strong>mettere le mani anche sul più grande gruppo editoriale italiano</strong> dove la libertà di stampa era una cosa seria e quindi si infastidiva, facendone le pulci, gente come <strong>Craxi</strong>, <strong>Andreotti </strong>e <strong>Forlani</strong>.</p><p>Un piccolo problema però metteva il bastone fra le ruote a questo <strong>pericoloso progetto </strong>di Berlusconi. Gli eredi del gruppo Mondadori si erano impegnati per iscritto a cedere la maggioranza delle quote azionarie a De Benedetti.</p><p>Il pluriprescritto ovviamente non si arrese, e con le solite armi di persuasione <strong>si fece promettere, dagli stessi eredi, quello che era stato già promesso a De Benedetti</strong>. Questo <strong>paradosso </strong>diede vita ad un <strong>contenzioso </strong>la cui soluzione si affidò a tre arbitri (scelti uno da una parte, uno dall’altra parte e l’altro scelto dal Tribunale) che <strong>diedero ragione a De Benedetti</strong> restituendogli di fatto la casa editrice.</p><p>Ma <strong>Berlusconi è duro a morire</strong> e impugnò il tutto davanti la Corte d’Appello di Roma che fu chiamata a confermare o a bocciare la decisione a favore di De Benedetti.</p><p><strong>Qui entra in gioco quel famoso Vittorio Metta</strong>. Questo amicone di Cesare Previti, è il giudice che con una <strong>storica e molto strana sentenza </strong>strappò la Mondadori dalle mani di De Benedetti e la regalò a Berlusconi.</p><blockquote><p>Subito dopo questa sentenza <strong>Metta ricevette 420 milioni</strong> di lire in contanti <strong>provenienti da fondi neri del gruppo Fininvest</strong> in Svizzera, a portarli in Italia era stata una complessa operazione finanziaria che aveva coinvolto tutti e <strong>tre gli Avvocati della Fininvest: Previti, Pacifico e Acampora</strong>. (Marco Travaglio)</p></blockquote><p>A rendere strana questa sentenza fu il tempo in cui fu depositata. Il giudice entrò in Camera di Consiglio e <strong>ne uscì 24 ore dopo con una sentenza scritta a mano di 180 pagine</strong>. Un prodigio dell&#8217;arte della scrittura.</p><p>Questo nuovo <strong>enorme potere editoriale</strong> di  Berlusconi spaventò però la parte della Democrazia Cristiana che, tramite Andreotti, impose al pluriprescritto di restituire una parte del maltolto. Repubblica, L’Espresso e i giornali Finegil tornarono a De Benedetti.</p><p>Il tutto sfocia in una <strong>sentenza definitiva in sede penale per Cesari Previti colpevole di aver ribaltato la situazione tramite una mazzetta al giudice Vittorio Metta</strong>.</p><p>Ovviamente <strong>Berlusconi se la cava con la solita prescrizione</strong> arrivata anche grazie alla troppa bontà dei giudici.</p><p>Dopo 18 anni da tutto ciò arriva anche <strong>la prima sentenza in sede civile che fa tremare i conti di Berlusconi</strong> che tra crisi e scarsi introiti pubblicitari non è certo in buone acque finanziarie (vedi la strana vendita estiva di Kakà per far un po&#8217; di cassa). E ora capite perché il pluriprescritto, tramite Il Giornale, si è già scagliato contro la Magistratura ed ha annunciato grandi manifestazioni di piazza.</p><p>E sono sicuro che i <strong>furboni </strong>che perderanno tempo per difendere, non i loro soldi, ma quelli del loro Dio in terra saranno davvero tanti. <strong>Welcome to Italy.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.byteliberi.com/2009/10/capiamo-perche-berlusconi-deve-risarcire-de-benedetti-per-750-milioni.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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