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sabato 26 luglio 2008

Robin Hood è colluso con lo sceriffo


Scopo di questo post è essenzialmente informare sugli effetti
distorsivi e negativi che avrà l'applicazione della robin hood tax.
(effetti che in parte sono già iniziati in borsa, con la perdita di
qualche punto percentuale dei titoli energetici all'indomani
dell'approvazione del decreto)

Per una lettura approfondita consiglio questo Paper http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6862

Con solide argomentazioni logico-economiche smontano pezzo per pezzo le
assurdità di questa legge, sottolineando gli effetti negativi e
consigliando alcune misure per mitigarli, anche se la soluzione ideale
sarebbe abbandonarla del tutto.

In questi giorni si è parlato spesso di traslazione dell'imposta (le
aziende, per recuperare il balzello imposto, aumenteranno i prezzi ai
consumatori) ma questo è solo uno dei tanti effetti che avremo. In
sostanza questa misura è dannosa perchè non diminuisce i costi per i
consumatori (anzi probabilmente li alza) disincentiva gli investimenti,
turba i mercati, discrimina alcune aziende rispetto ad altre, è
populista perchè stabilisce arbitrariamente che vi siano profitti
straordinari ed eccessivi (come se si potesse stabilire per legge il
giusto profitto. E perchè non stabilire direttamente i prezzi?) quando
tra l'altro le aziende italiane sono in larga parte raffinatrici e non
produttrici ed è infine una presa in giro per i poveri ai quali
andranno solo le briciole, il resto aumenterà la spesa corrente o
coprirà dei buchi di bilancio. L'unico soggetto che ci guadagna è lo
stato, ci perdono i consumatori, le aziende e l'economia italiana che
avrebbe bisogno di riforme strutturali, liberalizzazioni e riduzione
delle spese improduttive. Tremonti sta passando ogni limite: mette le
mani in tasca agli italiani (risparmiatori che vedranno colpiti i
dividendi, consumatori che avranno prezzi piu alti, aziende colpite
arbitrariamente) dopo le promesse da marinaio in campagna elettorale,
se la prende con la speculazione quando gran parte di questi rialzi è
dovuto all'intrusione dei governi e delle banche centrali che
distorgono il mercato anzichè favorire la concorrenza e non fa altro
che aumentare i problemi anzichè risolverli. Il robin hood in
calzamaglia si è trasformato in uno sgherro dello sceriffo. Il principe
Giovanni (silvio) cura la sua megalomania nel castello (abbiamo gia
mantenuto le promesse!) e il cortigiano BIS (per chi ha visto il
cartone) Bonaiuti ripete che va tutto bene!




Questo governo sta facendo schifo solo che nessuno se ne
accorgerà, anzi tutti penseranno in un ottimo lavoro grazie alle grandi
potenzialità comunicative di cui dispone l'esecutivo. In poche parole
sono degli ottimi pubblicitari piazzisti. Ormai questa legge è stata
spacciata come cosa buona e giusta da tutti i media e quindi rimarrà
cosa buona e giusta nella mente degli italiani.
Berlusconi è il più grande piazzista del mondo. Se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutta l'Italia. (Indro Montanelli)

venerdì 25 luglio 2008

Impregilo: l'SPA più amata dai Governi Italiani



L'intesa comprende la costruzione di un'autostrada e lo sminamento degli ordigni
Libia: «L'Italia firmerà un accordo di compensazione che vale miliardi»


Il figlio di Gheddafi: «Presto l'accordo per risarcirci delle ferite coloniali». Il premier: «Entro il 31 agosto»

TRIPOLI - La Libia e l'Italia concluderanno in tempi rapidi un accordo
di compensazione per le ferite dell'epoca coloniale che vale
"miliardi". Lo ha detto l'influente figlio del leader Muammar Gheddafi.
«Nelle prossime settimane, la Libia firmerà un accordo con l'Italia
sulla compensazione per il periodo coloniale. Questo accordo... vale
miliardi», ha detto Saif al Islam ad una riunione di alti funzionari a
Tripoli. L'accordo comprenderebbe diversi progetti, tra cui la
costruzione di un'autostrada lungo la costa libica e lo sminamento
degli ordigni che risalgono all'epoca coloniale.



Ma indovinate un po' chi ci guadagnerà da questi risarcimenti?
A questo link della Impregilo si legge:

IMPREGILO: COSTITUITA SOCIETA’ MISTA IN LIBIA PER LO SVILUPPO DI PROGETTI INFRASTRUTTURALI NEL PAESE

Sempre lei! Incredibile come ormai tutto è così prevedibile e facile da leggere.
Viene da chiedersi chi sia davvero questa società coccolata, accudita e nutrita dai nostri governi.
Ricordiamo qualcosina sulla SPA che ha creato la crisi dei rifiuti in Campania da cui ancora continua a fare soldi a palate:

Il pacchetto di controllo di Impregilo è detenuto da IGLI S.p.A.
(29,866%). La società fa capo, con quote paritetiche del 33%, a Autostrade per l'Italia S.p.A. (gruppo Benetton), Argo Finanziaria (gruppo Gavio) e Immobiliare Lombarda (gruppo Fondiaria Sai).

Altri azionisti sono:

  • Gruppo Assicurazioni Generali - 3,101%, tramite:
    • direttamente - 1,654%
    • Toro Assicurazioni S.p.A. - 0,550%
    • Nuova Tirrena S.p.A. - 0,346%
    • Augusta Assicurazioni S.p.A. - 0,332%
    • Augusta Vita S.p.A. - 0,182%
    • Fata Assicurazioni Danni S.p.A. - 0,025%
    • INF Società Agricola S.p.A. - 0,004%
    • Genagricola Generali Agricoltura S.p.A. - 0,004%
    • Agricola S. Giorgio S.p.A. - 0,004%

  • Gruppo Banca Popolare di Milano - 2,959%, tramite:
    • Banca Akros S.p.A. - 2,931%
    • direttamente - 0,028%

  • The Royal Bank of Scotland Plc - 2.176%, tramite ABN Ambro Bank NV

Lo smaltimento dei rifiuti in Campania

Nell'anno 2000 la Fibe (sigla ottenuta dai nomi delle imprese Fisia, Impregilo, Babcock (azienda), Evo Oberrhausen) si aggiudicò l'appalto statale per l'intero ciclo di raccolta e smaltimento industriale dei rifiuti della regione Campania. Fibe e Fibe Campania sono aziende del Gruppo Fisia, a sua volta controllata al 100% da Impregilo.

Uno dei principali motivi per cui l'appalto fu vinto dal Gruppo
Impregilo riguardò il ridotto tempo di realizzazione degli impianti di
incenerimento. I tempi di realizzazione dell'inceneritore di Acerra. Attualmente (2008) l'inceneritore non è ancora concluso e la raccolta è particolarmente complicata. La magistratura di Napoli
ha istituito un processo ed ha deciso per il congelamento dei conti
correnti italiani del gruppo Impregilo, per un valore di 750 milioni di
euro.
contrattualizzati erano di 300 giorni

Nel Maggio 2008 vengono arrestate 25 persone, fra cui
l'amministratore delegato di Fibe S.p.A. Massimo Malvagna. Si
ipotizzano varie accuse connesse al traffico dei rifiuti.

fonte: wikipedia



Segnalo inoltre questo precedente articolo: Chiaiano e emergenza rifiuti Napoli: quello che le TV non dicono

mercoledì 16 luglio 2008

In arrivo più INsicurezza per tutti

Il governo va avanti in nome della sicurezza con promesse e mosse demagogiche. Si vogliono prendere le impronte digitali ai bambini rom per far sentire più sicuro il popolo ma poi sotto sotto si tolgono i fondi alle forze dell’ordine. Una volta che avremo identificato i delinquenti, mi chiedo: chi li arresterà?


Polizia e carabinieri in piazza
“Il governo ci taglia 3 miliardi”

Domani cortei in tutt’Italia contro i tagli. Forze dell’ordine e militari sfileranno anche davanti al Senato e a Palazzo Chigi. “I cittadini devono sapere, 40mila lavoratori a casa”

Ammontano infatti, spiegano le organizzazioni, a “ben tre miliardi di euro i tagli nel triennio”, che “impediranno l’acquisto di autovetture, mezzi, strumenti utili per svolgere il servizio nonché la possibilità di avere risorse sufficienti e necessarie per le attività addestrative, per i corsi di formazione, per rinnovare le armi in dotazione, per l’acquisto di munizioni, delle divise e per la ordinaria manutenzione degli uffici e delle infrastrutture, in particolare quelle di accesso al pubblico, che diventeranno sempre più fatiscenti, mentre per la riduzione complessiva nel triennio dell’organico delle Forze di polizia e delle Forze amate di circa 40.000 operatori saranno migliaia le pattuglie e gli operatori in meno sul territorio con conseguente riduzione dei servizi e dei controlli ed una oggettiva riduzione della capacità operativa e d’intervento sul territorio delle Forze dell’ordine e delle Forze armate”.


Ma lo slogan come suonava che non lo ricordo...
Più sicurezza per tutti o più sicurezza per Berlusconi?

martedì 15 luglio 2008

Scorie antidemocratiche




L’Italia punta al nucleare.

Al tappone Berlusconi, la Marcegaglia (presidente di Confindustria) e Scajola (ministro dello sviluppo) affermano che il futuro economico e industriale dell’Italia sono legati all’energia nucleare e che questa soddisferà il fabbisogno energetico italiano garantendo benefici per l'ambiente.
Deliri, vecchie ideologie o serie ipotesi future? Analizzando un po’ la situazione sembra che i nostri governanti abbiano idee abbastanza strampalate e preoccupanti.
Il programma nucleare prevede la costruzione di quattro nuove centrali, il cui costo sarebbe di trenta miliardi. Considerando che il tempo di costruzione di un’impianto nucleare è di una dozzina di anni, e che il progetto avrà inizio fra cinque anni, è possibile ipotizzare che per almeno altri venti anni la situazione non solo non cambierà, ma sottrarrà tempo ed ingenti somme di denaro allo sviluppo ed all’implementazione di altre forme ben più sensate di fornitura di energia.

Alcune problematiche del nucleare:

  • il nucleare di IV generazione per il momento non esiste. Quindi le centrali sponsorizzate dall’attuale governo sarebbero del tipo attuale, ovvero avrebbero bisogno dell’ uranio per funzionare. Il problema è che il picco della produzione di uranio è già stato oltrepassato e dunque si tratta di una risorsa in via di esaurimento. Tra l’altro l’Italia non è produttrice di tale materia prima e quindi la dovrebbe comprare da altri paesi.


  • i sostenitori del nucleare propugnano la bassissima probabilità di incidente. Perfetto. Il problema però sta nell’alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl.


  • I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Perché il passaggio al nucleare abbia un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo?


  • Gli italiani votarono "no" al referendum popolare dell’87 sul nucleare. Premettendo che il sentire sociale di una nazione cambia repentinamente nel corso di un ventennio, mi sembra arrogante l’atteggiamento di chi vuole imporre un cambiamento cosi radicale senza tener conto del sentimento nazionale. Si potrebbe proporre un altro referendum. Forse, nonostante la martellante campagna mediatica pro-nucleare in corso, sono consapevoli che gran parte dell’opinione pubblica non sarebbe così contenta del passaggio al nucleare.


  • Problema “terrorismo”. I media ufficiali occidentali ci hanno inculcato l’irrazionale paura del cosiddetto terrorismo islamico. Se si pensa poi che la propensione filo-americana e guerrafondaia del nostro attuale premier ci porterebbe ancora in prima linea nella guerra al terrorismo, di cui saremmo nuovamente uno dei principali bersagli, viene da pensare perché le centrali nucleari ed i loro depositi di scorie radioattive non dovrebbero suscitare quel panico da attacco terroristico che invece dovremmo provare quando prendiamo una metropolitana o un aereo.
  • Problema scorie: non sappiamo ancora come trasportarle e stoccarle. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Nonostante questo le scorie hanno già cominciato a contaminare l'area, nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio degli Stati Uniti? Inoltre l'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. Vista la vergognosa emergenza rifiuti e la cattiva gestione degli impianti, immaginate cosa potrebbe accadere se un’analoga situazione si verificasse con delle scorie radioattive.

  • Non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Essi infatti necessitano di un’ingente quantità di acqua. Ad esempio circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori.

Ricapitolando, l’energia nucleare:
· Non è conveniente da nessun punto di vista economico
· È molto dannosa per la salute e per l’ambiente (a causa delle scorie)
· Userebbe tecnologie ormai sorpassate
· Fornirebbe solo il 7% dell’energia
· È rischiosa se si considera la possibilità di attacchi terroristici
· Andrebbe contro il volere popolare (fino a nuovo referendum, almeno)

Perchè non puntare sulla microgenerazione diffusa? Il futuro è un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet.
Il nostro Belpaese ha la fortuna di avere il sole dappertutto, il vento in molte località. Eppure dilapidiamo questo immenso patrimonio. Bisognerebbe cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico.
Invece il nostro insigne "statista" pensa al nucleare. D'altronde deve colmare un incredibile gap generazionale. Come sostiene Rifkin (economista e guru delle politiche energetiche): ” I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore”
L’obiettivo è rendere il più efficiente possibile il sistema energetico attuale ed evitare che comandino le lobbies nucleari, tramite i propri referenti politici, in modo da dare priorità al portafogli degli italiani, oltre che alla loro salute e qualità di vita.

Nucleare?No grazie!!!!!!

lunedì 14 luglio 2008

Quanto ci costa davvero papa Ratzinger e la sua chiesa?

mercoledì 9 luglio 2008

Che fine farà l'università?



UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BERGAMO
ASSEMBLEA D’ATENEO


“Il futuro dell’Università”


Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 14.30
Aula 3, Sede di Via dei Caniana, 2 - Bergamo

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 giugno 2008 il
Decreto Legge n. 112, collegato alla manovra finanziaria per il 2009.
Le disposizioni relative all’Università prevedono:

  • TAGLIO DEGLI STIPENDI: dal 1° gennaio 2009 gli scatti biennali dei docenti, mantenendo lo stesso importo, diventano triennali.
  • BLOCCO DELLE ASSUNZIONI: per il triennio 2009-2011, le assunzioni di tutto il personale a tempo indeterminato vengono limitate al solo 20% del turn-over.
  • RIDUZIONE DEL FONDO DI FINANZIAMENTO ORDINARIO: si riduce il fondo di finanziamento ordinario di 500 milioni di euro in 3 anni.
  • TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ IN FONDAZIONI PRIVATE: le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato.
Vi invitiamo ad una riflessione sul destino dell’Università pubblica alla luce di quanto sopra evidenziato, anche allo scopo di mettere incampo eventuali iniziative.

I promotori dell’assemblea:
Riccardo Bellofiore, Bruno Cartosio, Giovanni De Santis,

Walter Fornasa, Stefano Lucarelli, Maria Grazia Meriggi, Barbara Pezzini, Stefano
Rosso, Marco Savini, Giovanni Scirocco, Persio Tincani, Giovanna Vertova

lunedì 7 luglio 2008

8 per mille?? ottomila...no, un miliardo!!!!

Oggi ci occupiamo della chiesa e del suo incredibile impero economico, creato e mantenuto grazie a rapporti privilegiati con lo Stato ed alimentato dai suoi referenti politici impiantati in parlamento da più di mezzo secolo.
Uno dei “simpatici” meccanismi che permette alla chiesa cattolica di avere introiti abnormi ed ingiustficati è l’otto per mille. Vediamo perché.
L’otto per mille è quel meccanismo con cui lo Stato italiano, attraverso la scelta dei contribuenti, devolve una percentuale fissa del gettito fiscale Irpef allo Stato, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose.
L’inghippo sta proprio nel meccanismo vizioso con cui si attribuiscono le quote inespresse. Infatti solo poco più di un terzo dei contribuenti italiani opera una scelta a favore dei destinatari dell'otto per mille. Tutti gli altri si astengono dal fare questa scelta e non dichiarano a chi destinare l’otto per mille.
Tra quelli che operano una scelta (circa il 40%) molti scelgono la Chiesa cattolica, ma nonostante la bassa percentuale di quote espresse la Chiesa riceve l' 87 % per cento dell'intero monte premi.
Questo è possibile grazie al meccanismo perverso contenuto in una norma, votata da quasi tutti i partiti, per la quale le somme di chi non ha operato una scelta vengono ripartite tra i destinatari in misura proporzionale alla percentuale di firme ricevute.
In sostanza la Chiesa riceverà l’87% del gettito totale, pur avendo ricevuto solo il 34 % di sostegni espressi. Tradotto in soldoni, la Chiesa riceve ogni anno quasi 1 miliardo di euro mentre, se non fosse stata ideata questa truffa, ne avrebbe ricevuto meno di 400. In altre parole, la Chiesa ha ricevuto circa 600 milioni in più di quanto non le fosse dovuto.
C' è da aggiungere che la Chiesa cattolica si avvale di tutta la sua potenza mediatica per indurre la gente a farsi destinare l’otto per mille realizzano spot in TV o iniziative come opuscoli alle famiglie, numero verde a cui chiedere spiegazioni o siti Internet, mentre lo Stato non fa altrettanto in suo favore.
E poi solo una minima parte di questi introiti viene destinata ad opere di beneficienza o progetti nel sociale (circa il 20 %) contrariamente a quanto viene fatto credere ai contribuenti grazie a spot televisivi molto accattivanti.
Ancora: Come mai non tutte le religioni possono ricevere l'otto per mille? Come mai, ad esempio, l'Islamismo non compare tra i beneficiari, pur rappresentando una comunità numerosa? La confessione Islamica ha stipulato con lo stato Italiano la convenzione necessaria a diventare beneficiario da oltre dieci anni! Ma da oltre dieci anni i parlamentari di obbligo cattolico (sapientemente piazzati in entrambi gli schieramenti) impediscono regolarmente la ratifica da parte del Parlamento, con buona pace della libertà confessionale sancita dalla Costituzione.
Questo trattamento privilegiato è condito con altre agevolazioni a suo vantaggio: esenzione dell’ ICI, fondi alle scuole cattoliche ed innumerevoli altri privilegi, che portano le sue entrate a circa 12 miliardi di euro. Una vera e propria macchina mangiasoldi che succhia sempre più denaro pubblico.
Come ovviare a questo meccanismo? Tutti quelli che non vogliono destinare l’otto per mille alla chiesa cattolica dovranno semplicemente affettuare una scelta per non finire nel calderone delle quote inespresse e destinare la propia quota allo Stato o ad una delle confessioni religiose indicate dalla legge - cattolici, valdesi, ebrei, luterani, avventisti o assemblee di Dio- . Il mio consiglio è quello di infomarsi sulle varie confessioni e scegliere quella che gestisce questi fondi con la massima trasparenza e li utilizzi esclusivamente per finanziare progetti di natura assistenziale, sociale e culturale.

"Talvolta mi chiedo se la Chiesa crede ancora in Dio. È certo un'affermazione paradossale e provocatoria, ma ha una sua giustificazione: quando la Chiesa interviene massicciamente per promuovere una legislazione favorevole alla sua etica, allora ci possiamo chiedere se chi gestisce il potere ecclesiastico crede più agli strumenti del mondo o all'opera di Dio."
(Umberto Galimberti )

"In Italia non abbiamo avuto l'Illuminismo ma abbiamo avuto la Chiesa, il che è una gravissima pecca. Il risultato è che l'italiano è abituato ad avere altri che interpretino i testi per lui. "
(Daniele Luttazzi)

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Korea del sud: un milione di persone in piazza. Il Governo si dimette


Nella Corea del Sud gli autotrasportatori sono in sciopero e l’intero governo si è dimesso dopo che quasi un milione di persone si sono riversate nelle strade. (fonte)



In Italia meglio non farle vedere foto come queste. Il popolo non deve prendere coscienza della sua forza. In Italia meglio tenere i cittadini sedati. In Italia il potente ha vita troppo facile grazie ai media sotto controllo.

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martedì 24 giugno 2008

Tremonti: "Mettete dei fiori nei vostri cannoni!"

La falce di Tremonti colpisce ancora, ma questa volta il provvedimento sembra in contraddizione con l'ideologia destrosa. Infatti Tremonti decide di togliere dalle casse della Difesa il 7% nel 2009, e ben il 40% nel 2010. Il tutto è quantificabile con un taglio totale di circa 700 milioni.

Mi sono perso qualcosa? Tremonti è diventato pacifista?
Ma no, lo è sempre stato! Ecco infatti una celebre foto di repertorio del nostro Giulio:



Chissà cosa ne penserà il compagno La Russa. :)

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venerdì 20 giugno 2008

Compagno Tremonti!!

Mentre il presidente è occupato nei suoi sporchi affari personali, il consiglio dei ministri ha approvato la proposta del ministro Tremonti sulla tassazione degli extra-profitti dei petrolieri: la “Robin Tax”.
Vediamo un po’ di cosa si tratta: Il meccanismo, già usato all'estero, obbligherà i petrolieri a passare, nella gestione delle scorte di greggio, dal metodo LiFo (Last in, first out) al FiFo (First in, First out) facendo cioè emergere la plusvalenza, da sottoporre a prelievo Ires, che gli operatori realizzano dalle scorte comprate ed accantonate a prezzi più bassi ma poi messe a riserva quando il loro valore di mercato è cresciuto. In sostanza si tratta di tassare le furbate dei petrolieri che comprano scorte a prezzi relativamente bassi e, profittando dei costanti aumenti del greggio, rivendono realizzando notevoli extra-profitti. Tremonti, la definisce un’imposta etica ed assicura che non avrà affetti distorsivi sulla concorrenza. La manovra dovrebbe garantire 1 miliardo di euro che diventerebbero almeno due e mezzo, grazie ai prelievi straordinari da assegnare anche a banche e assicurazioni.
Ora resta da vedere come evitare che la stretta fiscale sugli operatori venga subito scaricata sui consumatori provocando a questi ultimi, alla fine, un aggravio netto. Cosi come in banchieri (che con la storia dei mutui non c'hanno di certo perso un centesimo) i petrolieri non credo siano disposti a vedersi beffati dal, sempre amico, potere politico.
Inoltre la Robin Hood tax dovrebbe colpire le compagnie maggiormente legate ai processi di raffinazione ed in particolar modo l'ENI, che ha come azionista principale lo Stato, cioè il Governo, cioe' Tremonti. L'ENI ha versato allo Stato nel 2007 qualcosa come 1,6 miliardi di euro di dividendi. Aumentando la tassazione diminuiscono i dividendi quindi lo Stato incasserebbe di meno dai dividendi ma di piu' dalla tassa aggiuntiva. Risultato: zero!
E' indubbio però che il provvedimento riesce a raggiungere comunicativamente tutte le fasce dell'elettorato: attraverso un nuovo strumento fiscale, Giulio Tremonti “toglie ai ricchi” (che accrescono i loro profitti nell’attuale congiuntura) per far respirare “i poveri” (costretti a fronteggiare caro-petrolio e caro-prezzi). La mossa di comunicazione sembra essere vincente, soprattutto verso quell’elettorato anestetizzato e “rimbecillito” dal sistema mediatico veltrusconiano. Il ministro dell’Economia, pertanto, si appropria di un’icona presente nell’apparato simbolico degli avversari( Robin Hood è da sempre un simbolo progressista).
A Tremonti va anche un pensiero al petroliere più famoso d’Italia: "Moratti? Vorrà dire che ridurranno l'ingaggio a Mourinho.” Cosi magari l’Inter investe meno sul mercato, aggiungerei. Con tanto piacere dell'altra squadra di Milano.
Insomma, alla fine.... tutto gira intorno al presidente :-)


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In tutto il mondo scoppiano vere e proprie rivolte per i prezzi del carburante. Come mai i nostri TG non ne parlano?



In Europa scoppiano le prime vere rivolte per il caro benzina. Nel video sopra potete vedere la situazione che diventa giorno dopo giorno sempre più tragica; problemi in Inghilterra, scontri in piazza e scioperi in Spagna e India. Persino l'aeroporto di Lisbona rimane senza carburante. Negli USA invece i gestori di carburante non accettano per protesta carte di credito, nel paese delle cards questo vuol dire quasi caos.

A noi sorge un solo dubbio: come mai i nostri TG non ne parlano?



PS: Secondo me pagheremo tutto con gli interessi. Essersi basati su un'unica fonte di energia non rinnovabile e averci fondato l'intero sistema economico mondiale è stata la cazzata più grande che l'uomo abbia mai fatto.

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sabato 14 giugno 2008

Un nuovo modello di sviluppo : la Decrescita


La Decrescita è un concetto secondo il quale la crescita economica - intesa come accrescimento costante di uno solo degli indicatori economici possibili, il Prodotto Interno Lordo (PIL) - non è sostenibile per l'ecosistema della terra. Questa idea è in completo contrasto con il senso comune politico corrente, che pone l'aumento del livello di vita rappresentato dal PIL, come obiettivo di ogni società moderna.
L'assunto principale è che le risorse naturali sono limitate e quindi non si può immaginare un sistema votato ad una crescita infinita. Il miglioramento delle condizioni di vita deve quindi essere ottenuto attraverso altre strade. Proprio per la costruzione di queste vie sono impegnati numerosi intellettuali, al seguito dei quali si sono formati diversi movimenti Un esempio di questi gruppi sono i gruppi d'acquisto solidale (GAS), i sistemi di scambio non monetario e gli ecovillaggi. Il principale esponente di questa corrente è Serge Latouche.
Il funzionamento del sistema economico attuale dipende essenzialmente da risorse non rinnovabili. Così com'è, non è quindi perpetuabile. I sostenitori della Decrescita partono dall'idea che le riserve di materie prime sono limitate, particolarmente per quanto riguarda le fonti di energia, e ne deducono che questa limitatezza contraddice il principio della crescita illimitata del PIL. La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste soltanto in beni e servizi: esistono altre forme di ricchezza sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità della giustizia, le buone relazioni tra i componenti di una società, il grado di uguaglianza, il carattere democratico delle istituzioni, e così via. Le società attuali, drogate da consumi non percepiscono, in generale, lo scadimento di ricchezze più essenziali come la qualità della vita, e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo sviluppo economico di tipo occidentale.
La teoria della Decrescita sostenibile dunque si pone come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore, sostenendo che il PIL consente solo una misura parziale della ricchezza (un incidente d'auto, ad esempio, è un fattore di crescita del PIL).
L’attuale sistema di pensiero si fonda su una rappresentazione dell’essere umano come soggetto privo di legami, individualista, utilitarista, orientato a massimizzare i propri interessi e ad accrescere la propria ricchezza come potere monetario. Un soggetto casualmente inserito in un ambiente, concepito invece come “mondo esterno”, da sfruttare e piegare ai propri fini. Il costo di questi traguardi economici è stato pagato non solo dalle classi lavoratrici e dai soggetti considerati non produttivi, ma anche e soprattutto dai paesi e dalle popolazioni del resto del globo, costrette ad adattarsi e a modificare i propri sistemi sociali e produttivi secondo le nostre esigenze economiche e politiche. La crescita dei redditi è stata possibile attraverso uno sfruttamento sconsiderato dei sistemi ecologici. Evidenze scientifiche non più ignorabili (caos climatico, picco del petrolio, perdita di biodiversità) mostrano come l’attuale modello di sviluppo sia, già oggi, insostenibile per la biosfera. Gli effetti negativi si fanno sentire anche sul piano sociale. Non solo per l’emergere di nuove povertà e per l’aumento delle disuguaglianze economiche, ma anche per la crescita del disagio, della precarietà lavorativa ed esistenziale, delle forme di depressione, in una generale sfiducia verso il futuro.
Questo modello di sviluppo, fondato sulla crescita, negli ultimi decenni ha prodotto un aumento del tempo di lavoro, del precariato e dello stress e, insieme, ha via via eroso il nostro tempo libero, il tempo delle relazioni, il tempo per noi stessi e per le cose che ci sono più care. A livello politico l’accumulazione della ricchezza finanziaria, il cui controllo è sempre più nelle mani di pochi, produce una formidabile concentrazione del potere, svuotando di fatto la democrazia di autentico significato. Posti di fronte alla percezione dei limiti sociali ed ecologici dello sviluppo, del degrado indotto dalla mercificazione della vita, della crescente conflittualità internazionale attorno alle risorse naturali è necessario rimettere in discussione il mito fondativo della nostra società: la crescita. Se per decenni abbiamo combattuto con tutte le nostre forze contro la povertà, oggi ci rendiamo finalmente conto di dover invece mettere in discussione la nostra ricchezza, il nostro modello di benessere. In termini generali si tratta di riequilibrare l’ossessione della produzione con la consapevolezza delle necessità di riproduzione, di rigenerazione, di cura delle persone, delle relazioni, dei contesti, dell’ambiente.
La Decrescita vuole ricostruire un patto tra generazioni: bisogna imparare a pensare attraverso la prospettiva di più generazioni e non solo della nostra. Non si tratta di insegnare il comportamento ideale e nemmeno di colpevolizzare i singoli atti consumistici. La sfida più importante sta piuttosto nella capacità di mettere in campo delle differenti pratiche sociali, relazionali, simboliche, più ricche umanamente e socialmente. Dobbiamo affrontare una serie di cambiamenti sottili nel nostro modo di pensare e di essere. Non si tratta di proporre astratte utopie o pianificazioni tecnocratiche ma bisogna cominciare a partire da noi stessi, dalle nostre relazioni, dal nostro territorio, dai luoghi che abitiamo.
Due scenari sembrano infatti profilarsi all’orizzonte, quello di una decrescita reale, necessaria, subìta, fatta di razionamenti imposti ai più poveri e foriera di prevedibili involuzioni autoritarie, come è del resto già accaduto negli Venti e Trenta del secolo scorso, a seguito dei fallimenti del liberismo ottocentesco, e quello, invece, di una decrescita condivisa, sostenibile e responsabile che al contrario può dischiudere grandi opportunità per la democrazia e l’autogoverno delle società.
In definitiva la Decrescita non mira a diminuire il benessere delle persone, ma al contrario si propone di migliorarlo ed accrescere la qualità di vita dell’individuo. La decrescita non passa attraverso l’impoverimento, tenta semplicemente di ridurre la dipendenza delle persone dall’economia, rendendole più libere ed autosufficienti.
La decrescita pretende la ristrutturazione degli edifici in funzione del loro rendimento energetico, creando in questo modo posti di lavoro e risparmi dei consumi. La decrescita persegue il miglioramento della rete di distribuzione dell’energia, un miglioramento in grado di creare occupazione e taglio degli sprechi energetici. La decrescita privilegia i prodotti locali in un’ottica di ridotta movimentazione delle merci, risparmio economico e miglioramento della qualità degli stessi. La decrescita non mira a ridurre il potere di acquisto dei salari ma al contrario intende integrarlo attraverso l’autoproduzione, lo scambio ed il dono che permettono di ridurre il numero di beni dei quali è necessario l’acquisto sotto forma di merci. La decrescita si oppone alla società globalizzata dove persone sempre più povere sono costrette ad acquistare merci sempre più povere (il cui costo è determinato in larga parte dal loro trasporto inquinante per migliaia di km) e propone una società a misura d’uomo dove sia possibile riscoprire il senso della comunità, ricostruire rapporti conviviali. La decrescita vuole ridare un senso al lavoro interpretandolo come valorizzazione delle qualità dell’individuo, del suo estro e della sua creatività finalizzato a “creare” qualcosa di utile, in netta contrapposizione con lo svilimento attuale del mondo del lavoro, costituito in larga parte da pratiche ripetitive e meccaniche di scarsa utilità (i call center rappresentano un esempio su tutti) in grado di produrre solo alienazione e salari insufficienti a garantire una sopravvivenza dignitosa. L’impoverimento rappresenta semplicemente il futuro di un modello di sviluppo basato sulla crescita infinita dei consumi che nel momento in cui i consumi cessano di crescere inizia a creare esclusione sociale e precarietà.
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