Michel Camilo – Blue Note, New York – 21 Aprile 2010
1 maggio, 2010 by SAKURA
Dagli echi vicini sembra di essere al Blue Note di Milano, invece è New York city.
Troppi italiani!
Tanti anni in attesa di poterlo ascoltare, in attesa di capire che sapore avessero quelle inebrianti note percettibili da una confezionata registrazione.
Michel Camilo e il suo trio. Al contrabbasso Charles Flores e alla batteria Cliff Almond.
La scaletta è un campione dei 65 pezzi scelti per rappresentare il “The Best of..” tratto dai suoi 18 albums.
L’insieme è energico e preciso nei cambi di ritmica e inserzioni di accenti.
I suoi discorsi musicali scorrono nonostante i costanti ornamenti che, dal mio punto di vista, non disturbano, ma delineano lo stile del suo racconto.
Mi ha portato nel suo mondo piano piano, lentamente, addolcita dalla sua sicurezza e morbida decisione, sempre più intenso fino al momento in cui nel culmine dell’eccitamento musicale, solo un suo leggero sospiro sovrasta la silenziosa implosione.
E poi lei….la mia!
Quante ore a riascoltarla senza essere mai sazia. “Reflections”.
L’abbondante groove ha riempito il pezzo di quella sostanza che nella registrazione si intuisce e si fa desiderare, ma non si realizza mai completamente, portandomi a ricercarla ogni volta nell’ascolto, e ogni volta lasciandomi con un’insaziabile appetito.
La sua sostenuta lentezza riporta alla seduzione, all’assaporato godimento che non ha fretta. Nella morbida espansione, i colpi bassi del piano feriscono e … si sente fortissima l’alma di Cuba.
Il contrabbassista accompagna e comunica con respiro. I suoi audaci silenzi allargano il soffio delle note.
Il ritmo è pieno e sostenuto tanto che spesso si percepisce una divertita lotta tra l’aggressività del batterista e l’incredibile virtuosismo ritmico ed elegante di Michel Camilo.
Si materializzano tappeti di armonioso contrasto tra l’ostinato del contrabbasso e i bassi decisi e potenti del pianoforte, tra gli incroci di armonia e ritmo che suggeriscono le lievi sfumature di un sentimento.
Si chiude celebrando il ritmo della musica afro-Cubana, la clave.
Michel Camilo spinge sui bassi creando intersezioni magiche con Flores e accentua la ritmica concedendo imprevedibilità e sorpresa ad Almond. Si è pervasi da una incredibile, calda e frenetica energia Latina.
Nonostante tutto esco con qualche dubbio.
Probabilmente è solo un pregiudizio sull’eccessivo virtuosismo. Ma di una cosa sono sicura, il suo “divorare il pianoforte” non era ostentazione, ma grande capacità di controllo di una eccessiva forza.
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