Nascita ed evoluzione della Tap Dance

Ci fu un periodo durato più di cento anni in cui gli schiavi neri dell’Africa Occidentale e gli irlandesi si ritrovarono a vivere e lavorare uno accanto all’altro. Si parla della seconda metà del XVII secolo in cui sotto il commando di Oliver Cromwell molti soldati irlandesi si ritrovarono esiliati e venduti per lavorare nei Caraibi per il commercio inglese del tabacco. Dopo qualche anno molti africani della costa atlantica furono trasportati anch’essi nei Caraibi (trasportati dalle coffin ships) per lavorare sotto il dominio inglese.
Da qui nacque uno scambio di materiale artistico che portò alla fusione dei loro rispettivi stili di step-dance e quindi, alla nascita ed evoluzione della danza ora nota come tap dance.
Ma l’opportunità per bianchi e neri di osservarsi risale al 1500 quando gli schiavi africani, durante il Middle passage, per il divieto di usare strumenti ritmici per paura della nascita di codici dovuti al drumming, usarono i piedi e non solo i piedi come accompagnamento di strumenti quali cornamuse, arpe e violini. Le navi arrivarono nel Nord America e Caraibi, e gli africani entrarono in contatto con le danze europee assimilando figure e movimenti pur mantenendo i loro ritmi africani.
Quando gli africani si stabilirono in America, le danze rituali religiose di grande importanza nella loro vita e cultura furono riadattate e si trasformarono in base al nuovo contesto sociale.
La juba afro-americana deriva dalla djouba africana, nella quale si danza in cerchio muovendosi in senso antiorario producendo ritmi con i piedi, le mani e percuotendo il corpo come se fosse un grande tamburo.
Il forte senso del ritmo e il racconto di storie sono elementi fondamentali per entrambe le culture ed è proprio in queste caratteristiche che si è formato un forte legame e scambio.
La misura in 6/8 della jig irlandese, suonata da violino o piffero, si contrapponeva al drumming poliritmico dell’africa occidentale. La fusione di questi produsse ritmi sincopati nelle melodie irlandesi.
Nella danza, la fusione prese il nome di jigging noto come stile black di danza nel quale la parte superiore del corpo è curva e rilassata, proprio della danza africana, e nei piedi viene prodotto un ritmo che utilizza velocità e tecnica irlandese, ma per la creazione di pattern musicali tipici della ritmica africana.
La tap dance scrive la sua storia non solo nei locali, ma anche per strada, qualsiasi luogo era pretesto delle cosiddette sfide (challenge) dove i ballerini si guardavano, si ascoltavano, rubavano e reinventavano i passi. La tradizione è stata trasmessa “oralmente” tramite il corpo ed i gesti. Le sfide erano particolarmente entusiasmanti anche perché non erano solo i ballerini a prenderne parte, ma anche il pubblico partecipava e rispondeva ai gesti e alle costruzione ritmiche dei danzatori.
La sfida era una battaglia vera e propria senza esclusione di colpi…”tappisticamente” parlando.
Sono tante le storie e luoghi in cui ha preso vita la tap dance, non interessa il contesto, tutte le sfide necessitano dell’abilità di guardare, ascoltare, copiare e modificare creativamente. Come dissero all’Hoofer’s Club ad Harlem nel 1930, dove la i ballerini si ritrovavano per allenarsi, provare i loro passi e
sfidarsi: “Thou Shalt Not Copy Anyone’s Steps-Exactly”.
Al giungere del XX secolo, quando il ritmo sincopato e raddoppiato del ragtime fu introdotto sui palchi musicali, la tap dance subì la sua più significativa trasformazione.
Il ragtime nato dalla miscela della complessità melodica e armonica europea e i ritmi sincopati di derivazione africana divenne la prima forma di quello che poi venne chiamato jazz.
Nello stesso modo la tap dance, che assorbì i ritmi del ragtime e del jazz, divenne la jazz tap dance.
Nella Jazz Age degli anni ‘20, sia ballerini bianchi che neri scoprirono il potere ritmico del jazz. In questo periodo in cui la musica jazz divenne un intrattenimento popolare notturno, la jazz tap dance, che si distinse per le poliritmie e polimetrie, divenne la forma ritmicamente più complessa di jazz dancing la quale non solo prendeva i ritmi propri del jazz, ma li raddoppiava.
Negli anni ’30 e ’40 il linguaggio del jazz divenne il linguaggio della tap dance. L’enfatizzazione della dina
mica ritmica, lo stesso peso dato ai quattro beat di ogni battuta (da qui il termine four-beat jazz), l’improvvisazione
e tutto ciò che faceva parte del ritmo e del suono dei musicisti divennero elementi per danzare.
I tap dancers non solo trovavano spazio in nightclubs come il Cotton Club, ma avevano la possibilità di esibirsi assieme ad orchestre jazz come quella di Duke Ellington e Count Basie il cui swing in 4/4 era ideale per gli hoofers.
A causa della segregazione, i ballerini neri non avevano accesso all’industria cinematografica bianca, per questo si svilupparono due strade diverse generate da un percorso comune. Il genere black prese forma nei movimenti di artisti come John Bubbles, che continuavano la tradizione dando importanza al ritmo, mentre artisti bianchi, come Gene Kelly, sviluppavano uno stile in cui ritmo fu messo in secondo piano rispetto all’integrazione dello stile ballettistico nella struttura narrativa del musical.
Negli anni ’80 e ’90 la tap dance assorbì i ritmi hip hop, il che attrasse danzatori multi-etnici che continuarono a sfidarsi e ad evolvere la forma della danza, facendo della tap dance l’espressione di danza cutting-edge nell’America di oggi.
Bibliografia: Tap Dance in America: A Very Short History by Constance Valis Hill (2002)
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