Novità sul caso Cucchi, il ragazzo pestato a morte

Mentre il Parlamento si sta occupando del rilascio per prescrizione di migliaia di delinquenti, la Procura di Roma ha emesso gli avvisi di garanzia per il caso Stefano Cucchi, il ragazzo morto mentre si trovava in stato di arresto.
Gli agenti l’avrebbero gettato in terra e poi massacrato con calci e pugni in un corridoio del tribunale, sotto gli occhi di un altro detenuto. Ma a dargli il colpo mortale sarebbero stati i medici del Pertini, “omettendo le cure necessarie e provocandone così la morte”. Questa la versione della Procura contenuta negli avvisi di garanzia.
Secondo i PM che stanno indagando, tre agenti (Nicola Minichini, 40 anni, Corrado Santantonio, 30, e Antonio Dominici, 42) sono accusati di omicidio preterintenzionale, mentre sono invece indagati per omicidio colposo tre medici (Aldo Fierro, 60 anni, Stefania Corbi, 42 anni e Rosita Caponetti, 38 anni) del reparto per i detenuti del Pertini, accusati di aver lasciato Stefano senza cibo e acqua, favorendone così la morte.
L’intera indagine ruota, oltre che sui referti medici, sulla testimonianza di un altro detenuto che avrebbe assistito in diretta al pestaggio del povero ragazzo. “Il testimone – scrivono i pm - avrebbe udito e visto agenti in divisa mentre colpivano con calci e pugni Cucchi nel corridoio davanti alle celle, dopo averlo scaraventato a terra. Dopo l’aggressione, ne raccolse le confidenze”.
Testimonianza di fondamentale importanza visto anche che nel corridoio delle 15 celle, tutte poste da un lato, non ci sono telecamere.
Restano al momento puliti i Carabinieri, che sarebbero stati esclusi dalle indagini. Il Sappe, sindacato di polizia penitenziaria, replica: “La polizia ha fatto il proprio dovere e uscirà fuori senza addebiti dalla vicenda”.
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