De Magistris, le parole di un Servitore dello Stato
1 ottobre, 2009 by while

Luigi de Magistris come aveva promesso, dopo aver dato la possibilità a chi stava indagando di poter emettere sentenza e dopo essere stato assolto da qualsiasi accusa, si è dimesso dall’Ordine giudiziario e lo ha fatto con una lettera pubblica al Presidente della Repubblica, a cui però si rivolge in quanto anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
Parole toccanti quelle dell’ex magistrato. Parole piene di sentimento verso i valori di Giustizia e Verità. Parole degne di un vero Servitore dello Stato.
Luigi de Magistris inizia raccontanto che “Uno dei giorni più belli della mia vita è stato quando ho superato il concorso per diventare uditore giudiziario”, perché spiega “la magistratura ce l’ho nel mio sangue, provengo da quattro generazioni di magistrati. Ho respirato l’aria di questo nobile e difficile mestiere sin da bambino”.
L’europarlamentare in quota IDV scrive che i modelli ai quali si è ispirato sin dall’ingresso in magistratura sono stati magistrati quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Ho sempre pensato che chi ha il privilegio di poter fare quello che sogna nella vita debba dare il massimo per il bene pubblico e l’interesse collettivo, anche a costo della vita. Per questo decisi di assumere le funzioni di Pubblico Ministero in una sede di trincea, di prima linea nel contrasto al crimine organizzato: la Calabria”.
Non ha paura di denunciare il sistema marcio che affligge questo paese: “Ho condotto indagini nei settori più disparati, ma solo quando mi occupavo di reati contro la Pubblica amministrazione diventavo un cattivo magistrato” e rivolgendosi a Napolitano scrive: “Non so se Ella, Signor Presidente, condivide la mia analisi. Ma a me pare che – dopo la stagione delle stragi di mafia culminate nel 1992 con gli attentati di Capaci e di via D’Amelio e dopo la strategia della tensione delle bombe a grappolo in punti nevralgici del Paese nel 1993 – le mafie hanno preso a istituzionalizzarsi. Hanno deciso di penetrare diffusamente nella cosa pubblica,nell’economia, nella finanza. Sono divenute il cancro della nostra democrazia. Controllano una parte significativa del prodotto interno lordo del nostro paese, hanno loro rappresentanti nella politica e nelle Istituzioni a tutti i livelli, nazionali e territoriali. Nemmeno la magistratura e le forze dell’ordine sono rimaste impermeabili. Si è creata un’autentica emergenza democratica, da sconfiggere in Italia e in Europa.”
L’ex magistrato spiega che oggi non serve più far saltare in aria chi si intromette nei loschi affari che legano i colletti bianchi alla malavita organizzata: “oggi, Signor Presidente, non è più necessario uccidere i servitori dello Stato: si creerebbero nuovi martiri; magari, ai funerali di Stato, il popolo prenderebbe di nuovo a calci e sputi i simulacri del regime; l’Europa ci metterebbe sotto tutela. Non vale la pena rischiare, anzi non serve. Si può raggiungere lo stesso risultato con modalità diverse: al posto della violenza fisica si utilizza quella morale, la violenza della carta da bollo, l’uso illegale del diritto o il diritto illegittimo, le campagne diffamatorie della propaganda di regime, si scelga la formula che più piace. Che ci vuole del resto, signor Presidente, per trasferire un magistrato perbene, un poliziotto troppo curioso, un carabiniere zelante, un finanziere scrupoloso, un prete coraggioso, un funzionario che non piega la schiena, o per imbavagliare un giornalista che racconta i fatti? E’ tutto molto semplice, quasi banale. Ordinaria amministrazione”.
Si concentra poi su come i media e le istituzione hanno trattato la vicenda sulla Procura di Salerno che investigava, giustamente, la procura di Catanzaro: “Quando la Procura della Repubblica di Salerno – un pool di magistrati, non uno “antropologicamente diverso”, come nel mio caso – ha adottato nei confronti di insigni personaggi calabresi provvedimenti non graditi a quei poteri che avevano agito per distruggermi, ecco che il circuito mediatico-istituzionale, ai più alti livelli, ha fatto filtrare il messaggio perverso che era in atto una “lite fra Procure”, una guerra per bande. Una menzogna di regime: nessuna guerra vi è stata, fra magistrati di Salerno e Catanzaro. C’era invece semplicemente, come capirebbe anche mio figlio di 5 anni, una Procura che indagava, ai sensi dell’art. 11 del Codice di procedura penale, su magistrati di un altro distretto. E questi, per ostacolare le indagini, hanno a loro volta indagato i colleghi che indagavano su di loro, e me quale loro istigatore. Un mostro giuridico“.
Infine, con il massimo rispetto ma la massima sincerità, accusa il Presidente Napolitano di aver trattato in modo sbagliato questa delicata vicenda: “Signor Presidente, io credo che Lei in questa vicenda abbia sbagliato. Lo affermo con enorme rispetto per l’Istituzione che Lei rappresenta, ma con altrettanta sincerità e determinazione. Ricordo bene il Suo intervento – devo dire, senza precedenti – dopo che furono eseguite le perquisizioni da parte dei magistrati di Salerno. Rimasi amareggiato, ma non meravigliato. (…) E’ per questo che, con grande serenità, mi dimetto dall’Ordine giudiziario, dal lavoro più bello che avrei potuto fare, nella consapevolezza che non mi sarebbe più consentito esercitarlo dopo il mandato politico. Lo faccio con un ulteriore impegno: quello di fare in modo che ciò che è successo a me non accada mai più a nessuno e che tanti giovani indossino la toga non con la mentalità burocratica e conformista magistralmente descritta da Piero Calamandrei nel secolo scorso, come vorrebbe il sistema di potere consolidato, ma con la Costituzione della Repubblica nel cuore e nella mente.”
La stampa di regime ovviamente strumentalizza il tutto parlando di un de Magistris che attacca il Presidente della Repubblica. Ma lasciamo a loro questi tristi e sempre meno efficaci giochetti.
Noi speriamo solo che questo grande Uomo possa, attraverso il Parlamento Europeo, portare un po’ di fresco profumo di libertà in questa terra devastata dal puzzo del compromesso. Buon lavoro Luigi de Magistris.
Foto di: Fede Vario
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E un uomo giovane,giusto e corraggioso e adesso è in Europa.Farà bene e metterà a frutto la sua esperienza avuta nel nostro paese.E al posto giusto.Forza Luigi!