Test di Medicina, leggi l’esperienza di chi c’è passato
1 settembre, 2009 by while

Byte Liberi ha intervistato una giovane studentessa di Medicina per capire cosa sono davvero questi famosi test di ammissione. Servono davvero? Sono meritocratici? Di seguito ecco cosa ne pensa la nostra intervistata:
Studi medicina? che Università? a che anno sei?
Si, Roma la Sapienza. Inizio ad ottobre il quinto anno.
Che cos’è per te la medicina e perché hai scelto questa facoltà?
Innanzitutto per una forte curiosità di capire e conoscere l’uomo. L’uomo in quanto essere umano, mammifero euterio, organismo pluricellulare e l’uomo in quanto persona, essere razionale dotato di coscienza e fatto di emozioni. Penso che la medicina in qualche modo racchiuda tutto ciò. Inutile che mi soffermi anche su quello che significa fare il medico, le parole non rendono. Poi da un punto di vista più pratico questo lavoro apre molte possibilità e (vista l’Italia di oggi) dà qualche sicurezza per il futuro.
Quante volte hai dovuto ripetere i test d’ingresso?
Una, quindi l’ho fatto due volte.
Come ti sei sentita quando ti sei vista esclusa la prima volta?
Mi è crollato il mondo addosso.
In generale l’esperienza dei test è stata negativa o positiva?
Negativa.
Cosa ne pensi dei test d’ingresso, potrebbero essere migliorati, semplificati o eliminati del tutto?
Sono d’accordo sul fatto che ci sia una selezione, ma non so dire quale sia il modo migliore per farla. Credo che la scuola italiana abbia un’impostazione tale da non preparare a questa tipologia di esame. Non tanto per le conoscenze ma per la modalità del test, ovvero i quiz. Io penso di essere uscita dal liceo con una buona preparazione, giusta per iniziare l’Università. Ma non ho mai fatto quiz a scuola. Non so le cose siano cambiate adesso, ma dubito.
Valutano anche conoscenze del tutto estranee al campo medico? per esempio? è giusto?
Sarebbe ingiusto il contrario. Non tutte le scuole superiori danno una buona preparazione nel campo scientifico, non per questo si deve essere penalizzati. Soprattutto se si considera che tutto ciò che serve lo si impara dal primo anno.
Pensi che ci siano imbrogli o raccomandazioni dietro questi test?
Si, penso che sia questo il motivo principale per cui siano tanto messi in discussione questi test. Ed è anche questo il motivo per cui la mia esperienza è stata del tutto negativa. Ho visto e sentito cose che non avrei mai immaginato. Da qualche anno gli scandali sono finiti anche sui giornali, spero che questo abbia fatto cambiare qualcosa ma, di nuovo, dubito. E’ un problema dell’Italia, non esiste solo nei test di ingresso delle università, ma questa è la più stupida giustificazione che si possa fare. Ragazzi motivati e bravi che rimangono fuori e altri, ai quali magari è stato imposto dai genitori di scegliere medicina, che grazie all’aiuto di qualcuno entrano. Il fatto è che ci sono troppi interessi in questo campo, come i soldi, la posizione sociale, il prestigio che distolgono l’attenzione da quello che realmente significa fare il medico… Non è una professione qualsiasi. Per molti è un sogno che si avvera, è una missione, è un desiderio che richiede sacrifici e molto impegno.
Cosa pensi dei pochi posti disponibili in relazione al numero di iscritti ai test e in relazione al diritto allo studio che ogni cittadino dovrebbe avere?
Se non ci fosse il numero chiuso non potremmo fare tutte le attività che facciamo ( per es. frequentare i laboratori), perché le università non hanno i soldi per permettersi una cosa del genere. Secondariamente se tutti gli iscritti al test si laureassero molti sarebbero disoccupati. Quindi il problema sono i soldi e la disoccupazione, penso. Grazie al numero chiuso, che c’è da una ventina d’anni penso, chi si laurea adesso sicuro troverà lavoro. Ma soprattutto chi si sta laureando può avere contatti con i pazienti e formarsi al meglio. Non oso pensare che potrebbe succedere se fossimo il quadruplo! non entrerei più in ospedale. E poi sono convinta che non ci sarebbero tutti questi iscritti ai test se si trovasse più facilmente lavoro con altre lauree.
Una volta entrati com’è l’ambiente di medicina? C’è competizione? Esiste la meritocrazia?
Penso che questo sia abbastanza soggettivo. Personalmente l’ambiente che ho visto finora in generale non mi è piaciuto molto , ma dipende anche da chi si incontra e dall’esperienza personale. Ma forse è cosi da per tutto. Il problema è sempre che ci sono troppi interessi di mezzo.
Io penso che la sana competizione sia una cosa positiva,ma sfortunatamente spesso è malata.
Per quanto riguarda la meritocrazia diciamo che funziona come nei test. Ci sono bravi che vanno avanti grazie ai propri mezzi, altri che non riescono a fare ciò che vogliono ( per es. entrare alla specializzazione che desiderano, che è più difficile che entrare in facoltà) perché non sono aiutati da nessuno o perché arriva il raccomandato di turno che gli prende il posto. Il problema è che molte volte, essendo l’ambiente davvero competitivo, anche i bravi per fare ciò che vogliono devono trovarsi un aiuto. E cosi si affidano a qualche prof. (che li sfrutterà per qualche anno) con la speranza che mantenga le proprie promesse. E non sempre tutto va a buon fine. Sembra che in Italia se sei ” figlio di nessuno ” non puoi andare da nessuna parte, anche se sei bravo. Non è un paese meritocratico.
Ripensando a come immaginavi i tuoi studi di medicina prima di entrare, qual è il tuo giudizio su questa Facoltà? Era tutto come immaginavi?
Sapevo che sarebbe stata dura, ma non cosi. Se vuoi fare bene e in tempo i ritmi sono davvero serrati, sacrifichi molto della tua vita. Immaginavo di trovare un ambiente nel quale difficilmente mi sarei adattata, e cosi è stato. Però per quanto riguarda gli studi e le attività pratiche che facciamo non mi posso lamentare sono davvero contenta e soddisfatta, un sogno che si avvera.
Un consiglio da dare a chi affronterà i test quest’anno?
Non è forte chi non cade mai, ma chi cade e si rialza. Se non entrate quest’anno e siete convinti che questa sia la vostra strada, riprovateci e non perdetevi d’animo. Ma comunque non dimenticatevi che c’è un mondo che vi circonda. Non penso sia giusto limitarsi troppo nelle scelte, se vi si presenta altro sul vostro cammino che vi piace.. andate avanti. Il futuro si costruisce giorno per giorno, potrete scoprire altre passioni che non sapevate di possedere.
Forse potrebbero interessarti anche:
- Attenzione: ci riprovano con la leggi Anti-Blog
- E se il governo fosse sotto ricatto della mafia a causa del passato di Berlusconi?
Approfondisci cercando sul Web:
Aiutaci a fare Informazione. Condivi questa notizia:


Ce la faro’!!!
In bocca al lupo con tutto il cuore Antonella.
che dire? sono un medico in esilio….
credo che sia giusto fare una selezione, altrimenti sarebbe impossibile studiare medicina, c’è bisogno di fare molta pratica (cosa che per ora si fa poco in italia) e non si può essere in 15 in reparto sennò non si capisce niente.
Nel mio anno della sapienza entrammo in 600, un pò troppo caotico!
il problema è sempre lo stesso: mancanza di meritocrazia.
La meritocrazia in ambito medico universitario (prelaurea) dal mio punto di vista e dalla mia esperienza personale consiste esclusivamente nel sapere memorizzare grandi quantità di dati in breve tempo. Sono laureato in odontoiatria , ho ripetuto 3 volte test d’ingresso prima di entrare , avevo compagni di corso molto bravi o meglio molto bravi a memorizzare ,io invece con la memoria non sono mai stato un gran chè. La memoria è solo uno dei parametri sui quali valutare una persona ed un aspirante medico . Non mi convincerete mai del contrario …al terzo tentativo di passare il test (quello buono) ero forse una persona migliore rispetto al primo tentativo? Sono diventato più intelligente? Più meritevole ? NO! Avevo solo memorizzato più cose ! E’ forse un merito la memoria ? Per me No . Dico questo perchè ho passato diverso tempo in ospedale con persone che la gente definirebbe più meritevoli (110 e lode) …ma io non mi sarei mai fatto curare da loro. Il definirsi meritevoli tramite il sistema dei voti è solo un illusione attraverso la quale i “meritevoli” si sentono più sicuri ed un motivo per avanzare pretese quando l’unico aspetto della persona ad essere valutato è stata la loro capacità di memorizzare. La mia pratica clinica quotidiana ha confermato questo aspetto nel momento in cui mi sono ritrovato ad assumere due persone entrambe 110 e lode …esperienza che definerei tragica e che mai più ripeterò ! Il voto non sarà più un aspetto che terrò in considerazione .Il mondo reale non è fatto di libri ma di persone che interagiscono con altre persone . Se deve esistere una meritocrazia dovrebbe centrarsi su questo aspetto più che sulla memoria . I meriti sono altre cose ad esempio fare scoperte di rilevanza scientifica, curare da solo 2500 pazienti l’hanno, fatturare e mantenere aperta la propria struttura, pagare i dipendenti .
Entrare in specialità è sempre stato complicato, i paraculi ci sono sempre stati e sempre ci saranno , il paraculismo fa parte di noi italiani e dell’uomo in generale, sono anche convinto però che questa fetta sia ridotta , se dovessi sparare un numero secondo la mia esperienza personale, voci, ecc. direi il 20% in ambito medico, in pratica un medico su 5 è un paraculo e comunque non significa assolutamente che non sia bravo. Credo di meglio non si possa fare , un metodo per ovviare al problema allo stato attuale non esiste. Credo che una persona determinata possa raggiungere qualunque scopo , mi fa innervosire chi non ha abilità e personalità e pretende di entrare ovunque solo perchè ha memoria… questa non è la vita reale! E vi assicuro sempre per esperienza personale che nemmeno in America e Nord Europa la percentuale di prima cambia. Se non passi un test non è perchè gli altri sono paraculi ma perchè tu non eri sufficentemente convinto di stesso e non ti sei preparato a dovere.
Il 3 settembre ho sostenuto per la prima volta il test di ammissione per medicina e,dopo questa esperienza (a dir poco traumatica) mi ritrovo molto nelle parole della studentessa intervistata.
Abituata a vivere nel mio piccolo mondo di idealità, fino al giorno del test, credevo che la dedizione,l’impegno e lo studio costante che hanno caratterizzato tutto il mio percorso scolastico, sarebbero bastati a farmi “meritare” un posto in facoltà,ma pur non sapendo ancora i risultati credo che non sarà così.
Sicuramente questo sarà dovuto a mie carenze, ma io ho avuto come l’impressione che fosse tutto pilotato,già deciso prima ancora di iniziare.
A questo punto non riesco a pensare a me che per un intero anno devo frequentare una facoltà “di ripiego”,ma non riesco nemmeno ad immaginarmi in nessun altro modo se non medico.
Non è per presunzione,ma credo di volerlo più io di altri e soprattutto di meritarmelo più io…ma ciò non conta. Mi sento una fallita.
sto per iniziare il secondo anno a milano.inizialmente la modalità del test aveva lasciato perplessa anche me…ma poi mi sono ritrovata in facoltà con gente che fa andare il cervello ad una velocità supersonica e quindi ho dedotto che la selezione ci fosse stata…eccome!!
per il resto,finora mi sono trovata bene.é dura,ma nemmeno più di tanto in fondo.ho avuto molto tempo libero,per quanto mi riguarda.incoraggio chiunque voglia intraprendere la mia stessa strada…in bocca al lupo a tutti.ah..non sono d’accordo con le raccomandazioni al test..ce ne possono essere due,tre,cinque.comunque,penso non al nord.io ho passato anche odontoiatria ed anche il san raffaele..questo mi fa pensare che tutto quello che si dice sugli ingressi immeritati sia vero solo in minima parte.
Il test d’ammissione è un male necessario, come ha detto la studentessa intervistata. Se non ci fosse, peggiorerebbe sia la preparazione d’avviamento alla medicina sia la cultura generale degli studenti iscritti, inoltre non si potrebbe garantire con i fondi statali odierni un insegnamento completo sia dal punto di vista pratico che da quello teorico. Inoltre, non ci sarebbero sufficienti posti annui nelle varie specializzazioni, per cui qualcuno si ritroverebbe ad aspettare uno o due anni prima di proseguire la sua carriera universitaria. Molti non passano, alla Statale di Milano quest’anno c’erano 2.215 iscritti (+60% in confronto all’anno scorso, se non erro) a fronte di 330 posti (+10 riservati ad extracomunitari). C’è da dire che molta gente sa di non avere una preparazione sufficiente perché ha studiato le ultime due settimane prima del test e lo prova lo stesso sperando che l’Arcangelo Raffaele li aiuti (magari pregano in direzione della sua statua sulla cupola dell’omonimo ospedale e dunque per i milanesi ad est). Il test è strutturato piuttosto bene, il problema è che molto spesso gli addetti alla sua stesura, facenti parti del MIUR, nel tentativo di fregare gli studenti, pongono domande contestabili o palesemente errate. Sarei invece propenso per domande più chiare, senza che si elimini il ragionamento logico e l’analisi della domanda quali operazioni necessarie al fine della risposta corretta. Il test dell’Università Vita-Salute S.Raffaele è invece troppo lungo, viene risolto su semplici sedie con poggiagomiti più piccoli del plico stesso, ed inoltre è steso in modo da ingannare lo studente (per esempio ponendo domande su uno stesso grafico distanti nell’elenco, magari una alla 1 e l’altra alla 32, facendo perdere così molto tempo), non ne valuta quindi le reali conoscenze ma piuttosto l’abilità a non farsi ingannare, adatta più ad un economista ma non ad un medico (anche se riprendendo il discorso dei favoritismi, ha una certa utilità).
Il problema principale in rapporto al test è la preparazione dello studente liceale diplomato che mediamente è troppo scarsa per sostenerlo. Esempio: al liceo scientifico tradizionale, biologia e chimica si studiano dal 2° al 4° anno, al quinto anno si studiano astronomia e geologia, materie che di norma non sono affrontate nel test, inoltre l’ultimo anno è quello degli esami, per cui tutta l’attenzione è proiettata al loro superamento. Ciò significa che, nella maggior parte dei casi, i diplomati si ricordano poco o niente di due materie fondamentali per passare il test (biologia e chimica appunto), mentre di norma hanno buone competenze fisico-matematiche. Per questo sarebbe opportuno intanto ampliare il monte ore di biologia\chimica ed estenderlo almeno a tutto il triennio, secondariamente introdurre in modo più massiccio test del genere, magari provandoli direttamente in classe. Sembra invece che i licei italiani abbiano quasi paura di facilitare l’entrata dello studente all’università, a giudicare dalla mia esperienza.
Le raccomandazioni sono il morbo che attanaglia i test, probabilmente sono meno di quanto si pensi, ma è quasi certo che ci siano più o meno ad ogni test ed in ogni facoltà, a confermarlo ci sono irregolarità che si verificano ogni anno. Quest’anno, ad esempio, c’è stato lo scandalo di Bari oppure gente a Roma che utilizzava amenamente il telefonino. Credo che siano diffuse sia al nord che al sud, senza sostanziali differenze. In ogni caso, non sono un fattore determinante, io sono entrato al primo tentativo e non conosco nessun medico tanto cordialmente da farmi raccomandare.
Le sostanziali differenze esistono invece in rapporto al punteggio-soglia per l’ammissione che quest’anno variava, se non erro, dai 37.50 dell’Aquila (o i 38.50 di Catanzaro) ai 48.50 della Statale di Milano e di Udine. Poi ci si arrabbia quando si visionano classifiche stilate da noti quotidiani che per valutare le facoltà di Medicina pongono sullo stesso piano la didattica con la qualità degli alloggi universitari, quando questi ultimi dovrebbero essere un metro di giudizio per l’università intera e non per la singola facoltà.
La competizione all’università è la norma, a differenza del liceo, lo studio universitario ha un carattere più individualistico, specifico e ossequioso, e l’ossequio fatto bene di norma fa sempre piacere a tutti.
Ce la farò prima o poi!
Scrive while: “per es. entrare alla specializzazione che desiderano, che è più difficile che entrare in facoltà”: una volta che comprendiamo questo, inutile discettare troppo sul test di medicina: hanno aumentato il numero degli ingressi: entrano 9.527 ragazzi a medicina, ma i posti di specializzazione sono rimasti 5.000. Visto così, questo aumento è tragico. Per parecchi anni sono entrati circa 7.000 ammessi, e tutto sommato la proporzione tra 7.000 medici e 5.000 specialisti era ancora ragionevole. Ma con il recente aumento degli ingressi andiamo verso un sistema dove solo la metà dei medici avrà avuto un periodo di formazione in ospedale (i corsi di medicina generale non sono certo paragonabili ad un lavoro a tempo pieno in un policlinico, quale è oggi la specializzazione). In pratica, i futuri medici di base dovranno cominciare il lavoro sui pazienti senza avere mai potuto fare clinica come si deve, sul campo.