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  • Mafia e Stato: che fine ha fatto l’agenda rossa di Borsellino? Perché Berlusconi & co. hanno tanta paura di Genchi?

    8 maggio, 2009 by  






    “In un’occasione Borsellino tornando da un interrogatorio di Mutolo, qualche giorno prima di essere ucciso, aveva pure vomitato tanto era sconvolto delle cose che Mutolo gli aveva detto. Io ritengo che è proprio in questa fase che si è innescato il pericolo e la preoccupazione di qualcuno che il lavoro di Borsellino portasse a risultati che potevano essere micidiali non solo per cosa nostra ma anche per chi con cosa nostra a Palermo aveva convissuto tanti anni” (Gioacchino Genchi)
    Che fine ha fatto l’agenda rossa di Paolo Borsellino? Su quell’agenda c’erano tutti gli appunti del magistrato che in quel periodo molto probabilmente si era imbattuto in una pericolosa collaborazione tra Stato e mafia.

    E’ il 19 luglio 1992 e ci troviamo a Palermo in via D’Amelio, all’improvviso un boato enorme travolge la città. Una fiat 126 imbottita di tritolo esplode (proprio al momento giusto) sotto la casa della madre di Borsellino, dalla quale quella domenica il giudice si era recato in visita.

    Dopo il boato assordante scese il silenzio. Polvere, detriti e sangue ricoprivano uno scenario ormai diventato tetro. E’ strage. L’esplosione riduce in mille pezzi Paolo Borsellino e i suoi cinque agenti di scorta.

    Ma chi ha premuto il vero bottone del telecomando che ha ucciso il magistrato? Perché lo Stato anche questa volta non è riuscito a difendere uno dei suoi più preziosi servitori? Ma domanda ancora più importante: dove è finita l’agenda rossa di Paolo Borsellino che quel giorno si trovava con certezza nella borsa rinvenuta sul luogo della strage?

    Su quella agenda ci sono nomi e fatti molto pericolosi per qualche potente. Borsellino in quei giorni si era imbattuto in una verità davvero troppo scottante. Quell’agenda, che probabilmente fu il vero movente della strage, non doveva essere ritrovata. E così fu.

    Paolo Borsellino non usava i computer a differenza di Falcone che provvederono a cancellare. Paolo Borsellino usava un’agenda, un’agenda rossa dell’arma dei carabinieri che gli aveva regalato Carmelo Canale puntualmente come ogni anno. Quell’agenda è sparita da quella borsa in pelle. (Gioacchino Genchi)
    Ma chi poteva volere quell’agenda fuori dalla scena?

    L’ispettore capo della polizia Giuseppe Garofalo, accorso in via D’Amelio subito dopo l’esplosione, afferma: «Ricordo di aver notato una persona, in abiti civili, alla quale ho chiesto spiegazioni in merito alla sua presenza nei pressi dell’auto. Non riesco a ricordare se mi abbia chiesto qualcosa in merito alla borsa o se io l’ho vista con la borsa in mano… Di sicuro ho chiesto chi fosse per essere interessato alla borsa del giudice, e lui mi ha risposto di appartenere ai Servizi Segreti». (fonte)

    Si. Proprio così. Ancora i tristemente famosi Servizi Segreti. Ma la cosa più straziante è che su questi non è stata effettuata nessuna indagine approfondita anche se ci sono molte prove che porterebbero a pensare che la scomparsa dell’agenda rossa è l’ennesima mossa di uno Stato in mano a poteri occulti.

    La memoria rende gli uomini liberi, ed è per questo che noi italiani siamo spacciati. Il nostro popolo non ha memoria. L’informazione, che dovrebbe servire anche a preservare la memoria, non esiste. E’ sotto il controllo di chi proprio vuole che in Italia non ci sia memoria, è sotto il controllo di chi proprio trae vantaggio da questa amnesia di massa.

    Non molto tempo fa i giornali furono inondati da queste false affermazioni contro Gioacchino Genchi:
    “Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica. Un signore ha messo sotto controllo 350 mila persone” (Silvio Berlusconi)
    Ovviamente nessuno ha poi dato la stessa rilevanza alla smentita delle calunnie:
    Gioacchino Genchi, additato dal Copasir, da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros. Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni… coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze». (Marco Travaglio)
    Viene spontaneo domandarsi: perché questa paura per Genchi da parte dei nostri politici? La risposta, secondo me, è molto facile…



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