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  • Sanità Precaria – Satira

    21 gennaio, 2009 by  





    Mi hanno assunto con un contratto di sei mesi nella Sanità Pubblica. Ho fatto l’infermiere per sei mesi nel più grande ospedale d’Italia, il Policlinico Umberto I di Roma.

    Il Policlinico Umberto I, uno dei fiori all’occhiello del nostro paese, paragonabile per efficienza solo alla Salerno – Reggio Calabria.
    Infatti anche al Policlinico Umberto I così come sulla Salerno – Reggio Calabria, sai quando entri e non sai quando esci.

    Un ospedale così precario che all’ingresso non c’è il vigilante ma il prete che ti da direttamente l’estrema unzione.
    Il Policlinico Umberto I è l’immagine dello stato in cui si trova la Sanità in Italia.

    C’è così tanta sfiducia nella sanità che io conosco persone che quando vedono passare un medico si toccano.

    Il primo giorno di lavoro sono entrato in ospedale e la mia faccia ha assunto l’espressione di impotenza tipica di chi ha appena letto le istruzioni di un mobile Ikea…;
    e la mia mente ha elaborato la domanda che tutti, e dico tutti, ci facciamo quando ci troviamo nell’atrio di un ospedale: e ora dove cazzo devo andare?

    C’è l’ufficio informazioni, certo…
    Provate a chiedere.
    Un giorno un signore con un braccio rotto si è avvicinato al gabbiotto e ha chiesto al tipo: “Mi scusi per il gesso?”
    “Il gesso è sempre in fondo a desrda”.

    C’è la segnaletica, certo…
    Provate a seguirla.
    Per il reparto di ortopedia segua la striscia blu.
    Per il reparto chirurgia segua la striscia rossa.
    Per il reparto ustioni segua la Striscia di Gaza.
    Per trovare un reparto ci si mette lo stesso tempo che gli schiavi egiziani ci misero per costruire la piramide di Cheope.
    Un giorno ho trovato un signore sulla quarantina che gridava mamma nei corridoi.
    “Ma che è successo?!” gli ho chiesto.
    Non trovo l’uscita, mi sono perso.
    Ma da quanto tempo sei qui?
    “Non lo so di preciso ma considera che quando sono entrato mi hanno ricoverato in pediatria”.

    Ecco perchè i posti letto non si liberano. Perché i malati non trovano l’uscita.

    Il problema dei posti letto effettivamente negli ospedali italiani c’è.
    Io ho lavorato per tre mesi nel reparto di cardiologia.
    Per risolvere il problema e liberare qualche letto ogni sera facevo passare tra i malati la foto di Rosy Bindi nuda.
    Nel reparto di cardiologia vuoi che non ci scappi un infarto?

    Certi reparti sono così pieni che a confronto la Cina è un paese deserto.
    Pazienti nei corridoi, sulle barelle, negli sgabbuzzini.
    Io ho visto pazienti ricoverati alla pensilina dell’autobus di fronte all’ospedale.
    E non potevano neanche lamentarsi visto che li avevano messi in corsia…per giunta preferenziale.
    Il reparto più silenzioso e tranquillo è quello di terapia intensiva.
    Ci ho lavorato due mesi.
    Addirittura a visitare il paziente può entrare una sola persona, o la moglie o il marito.
    Nella stanza 5 c’era un musulmano e una sera in camera sua c’erano quattro persone.
    Purtroppo gliel’ho dovuto dire: “Scusate ma può entrare solo la moglie…”.
    Sono io, risposero le quattro donne contemporaneamente.
    Ma come fa Mohammed con quattro mogli???
    Oddio, quattro mogli le puoi ancora sopportare ma minchia quattro suocere…
    Poi si è scoperto che Mohammed non aveva niente.
    Fingeva per scappare dalle otto donne e si è fatto quindici giorni in terapia intensiva,
    un reparto così silenzioso dove non puoi neanche parlare.
    Quattro donne davanti a te zitte.
    Un miracolo.
    Vedete che qualche volta l’ospedale funziona!!!!

    www.pietrosparacino.it



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