Il paese al contrario: la riabilitazione di Andreotti a reti unificate… ssshh parlano i mafiosi!
16 gennaio, 2009 by while
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Zorro
l’Unità, 15 gennaio 2009Con largo anticipo sulle prime due, la terza Camera del Parlamento, “Porta a Porta”, ha festeggiato il 90° compleanno di Giulio Andreotti. Alla tetra cerimonia hanno preso parte gli amici di sempre: Cossiga, il palo; Macaluso, il difensore non retribuito ‘de sinistra’; Giulia Bongiorno, la difensora retribuita ‘de destra’; Pisanu, l’Andreotti sardo; Piercasinando, il lattante; Massimo Franco, il biografo autorizzato; e naturalmente Vespa, il maggiordomo. Mancavano solo Stefano Bontate e Tano Badalamenti, prematuramente scomparsi. La Bongiorno tentava per l’ennesima volta di dimostrare l’assoluzione del suo cliente (in realtà salvato dalla prescrizione per il delitto di mafia commesso fino al 1980) e ci riusciva benissimo, visto che non c’era nessuno a contraddirla e a rammentare che, per un’accusa così grave, alla prescrizione si dovrebbe rinunciare. Macaluso biascicava le solite giaculatorie sulla “responsabilità morale”, come se la mafia non fosse un reato. Pisanu delirava sul “processo Andreotti per distruggere la Dc”, senza spiegare a quale partito fosse mai iscritto Mattarella. Piercasinando invocava la riforma della giustizia per evitare processi come quello. Ogni tanto, a svegliare lo scarso pubblico superstite, provvedeva l’emerito Cossiga con i toni pacati tipici dello statista: bava alla bocca, occhi iniettati di sangue, gote paonazze, violente minacce a Caselli, ovviamente assente (“in un altro paese lo prenderebbero a calci nel sedere”). Eppure la pompa funebre di “Porta a Porta” è stata utilissima: se l’insetto la fa franca anche stavolta, nessuno potrà più invocare il “contraddittorio” o protestare contro la “gogna mediatica” e le trasmissioni “a senso unico”. Grazie, Bruno.

Sssh. Parlano i Mafiosi.
Ma ci rendiamo conto che si festeggia un condannato per mafia (Andreotti) nella sala della nostra prima istituzione? Ma ci rendiamo conto che si da spazio sui giornali alle parole di un altro condannato per mafia (Cuffaro)
Ma che paese è questo? Boh… A noi italiani la mafia piace. 
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