martedì 15 luglio 2008

Scorie antidemocratiche




L’Italia punta al nucleare.

Al tappone Berlusconi, la Marcegaglia (presidente di Confindustria) e Scajola (ministro dello sviluppo) affermano che il futuro economico e industriale dell’Italia sono legati all’energia nucleare e che questa soddisferà il fabbisogno energetico italiano garantendo benefici per l'ambiente.
Deliri, vecchie ideologie o serie ipotesi future? Analizzando un po’ la situazione sembra che i nostri governanti abbiano idee abbastanza strampalate e preoccupanti.
Il programma nucleare prevede la costruzione di quattro nuove centrali, il cui costo sarebbe di trenta miliardi. Considerando che il tempo di costruzione di un’impianto nucleare è di una dozzina di anni, e che il progetto avrà inizio fra cinque anni, è possibile ipotizzare che per almeno altri venti anni la situazione non solo non cambierà, ma sottrarrà tempo ed ingenti somme di denaro allo sviluppo ed all’implementazione di altre forme ben più sensate di fornitura di energia.

Alcune problematiche del nucleare:

  • il nucleare di IV generazione per il momento non esiste. Quindi le centrali sponsorizzate dall’attuale governo sarebbero del tipo attuale, ovvero avrebbero bisogno dell’ uranio per funzionare. Il problema è che il picco della produzione di uranio è già stato oltrepassato e dunque si tratta di una risorsa in via di esaurimento. Tra l’altro l’Italia non è produttrice di tale materia prima e quindi la dovrebbe comprare da altri paesi.


  • i sostenitori del nucleare propugnano la bassissima probabilità di incidente. Perfetto. Il problema però sta nell’alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl.


  • I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Perché il passaggio al nucleare abbia un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo?


  • Gli italiani votarono "no" al referendum popolare dell’87 sul nucleare. Premettendo che il sentire sociale di una nazione cambia repentinamente nel corso di un ventennio, mi sembra arrogante l’atteggiamento di chi vuole imporre un cambiamento cosi radicale senza tener conto del sentimento nazionale. Si potrebbe proporre un altro referendum. Forse, nonostante la martellante campagna mediatica pro-nucleare in corso, sono consapevoli che gran parte dell’opinione pubblica non sarebbe così contenta del passaggio al nucleare.


  • Problema “terrorismo”. I media ufficiali occidentali ci hanno inculcato l’irrazionale paura del cosiddetto terrorismo islamico. Se si pensa poi che la propensione filo-americana e guerrafondaia del nostro attuale premier ci porterebbe ancora in prima linea nella guerra al terrorismo, di cui saremmo nuovamente uno dei principali bersagli, viene da pensare perché le centrali nucleari ed i loro depositi di scorie radioattive non dovrebbero suscitare quel panico da attacco terroristico che invece dovremmo provare quando prendiamo una metropolitana o un aereo.
  • Problema scorie: non sappiamo ancora come trasportarle e stoccarle. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Nonostante questo le scorie hanno già cominciato a contaminare l'area, nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio degli Stati Uniti? Inoltre l'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. Vista la vergognosa emergenza rifiuti e la cattiva gestione degli impianti, immaginate cosa potrebbe accadere se un’analoga situazione si verificasse con delle scorie radioattive.

  • Non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Essi infatti necessitano di un’ingente quantità di acqua. Ad esempio circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori.

Ricapitolando, l’energia nucleare:
· Non è conveniente da nessun punto di vista economico
· È molto dannosa per la salute e per l’ambiente (a causa delle scorie)
· Userebbe tecnologie ormai sorpassate
· Fornirebbe solo il 7% dell’energia
· È rischiosa se si considera la possibilità di attacchi terroristici
· Andrebbe contro il volere popolare (fino a nuovo referendum, almeno)

Perchè non puntare sulla microgenerazione diffusa? Il futuro è un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet.
Il nostro Belpaese ha la fortuna di avere il sole dappertutto, il vento in molte località. Eppure dilapidiamo questo immenso patrimonio. Bisognerebbe cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico.
Invece il nostro insigne "statista" pensa al nucleare. D'altronde deve colmare un incredibile gap generazionale. Come sostiene Rifkin (economista e guru delle politiche energetiche): ” I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore”
L’obiettivo è rendere il più efficiente possibile il sistema energetico attuale ed evitare che comandino le lobbies nucleari, tramite i propri referenti politici, in modo da dare priorità al portafogli degli italiani, oltre che alla loro salute e qualità di vita.

Nucleare?No grazie!!!!!!