Perchè limare le unghie ai magistrati?
4 giugno, 2008 by while
”Rivedremo ben presto il sistema delle intercettazioni telefoniche con un nuovo disegno di legge. La spesa per le intercettazioni non e’ più sostenibile”. Queste le parole pronunciate oggi dal ministro della Giustizia Alfano che prepara il terreno per il prossimo decreto sulle intercettazioni previsto nelle prossime settimane.
La linea del neo-ministro sembra simile a quella del suo predecessore: il ministro dell’Ingiustizia Mastella. Il suo decreto venne approvato l’anno scorso a larga maggioranza (in questi casi: tutti allineati e coperti). In sintesi la c.d. “legge bavaglio” inasprisce le sanzioni per chi pubblica illegalmente delle intercettazioni telefoniche. Posto che chi compie un atto illecito (in questo caso il giornalista) deve essere giustamente punito, il sistema sanzionatorio mi sembra iniquo perché stabilire pene pecuniarie (da 10 mila a 100 mila euro) elevate non fa altro che scoraggiare il piccolo giornalista libero che vuole pubblicare la notizia e non di certo il giornalista supportato dal grande editore. Voi pensate che a Berlusconi possa disturbarlo una multa da 100 mila euro se un giorno dovesse pubblicare, tramite Panorama, ad esempio, una scomoda intercettazione su Di Pietro? Oppure pensate che De Benedetti possa avere scrupoli nel pubblicare, sulle pagine della Repubblica o dell’ Espresso, un’intercettazione destabilizzante per un politico dello schieramento avverso? A farne le spese è solamente il giornalista onesto, estraneo a qualsiasi forma di strumentalizzazione delle notizie. In fondo ciò che conta è che i giornalisti agiscano in buona fede, fornendo dati esatti ed informazioni precise ed autentiche. E poi perchè quest’ossesione della privacy? In fondo, i politici sono dei personaggi pubblici. Chi rappresenta il popolo non può permettersi di suscitare il minimo dubbio sulla propria condotta morale.
La linea di Alfano invece si concentra sulla limitazione delle intercettazioni, considerate dal ministro troppo dispendiose. Premettendo che le intercettazioni sono attualmente il mezzo di prova più efficace, non penso che 300 milioni di euro sia una spesa eccessiva. Banalmente, facendo un raffronto con gli scandalosi sprechi della macchina pubblica, questa cifra mi sembra una bazzecola. Basterebbe eliminare qualche auto blu oppure il finanziamento al giornale “caccia e pesca” per recuperare qualche soldo.
Spero che il prossimo decreto sulle intercettazioni non confermi le premesse del ministro e che, pur tutelando tutti i diritti degli indagati ed imputati, non impedisca all’opinione pubblica di sapere ed ai magistrati di compiere legittimamente il loro lavoro. Purtroppo sono pessimista a riguardo. Cosa ti aspetti dall’operato del governo in materia di giustizia se Berlusconi definisce, in maniera inquietante e grottesca, i magistrati “antropologicamente diversi dalla razza umana???”
La linea del neo-ministro sembra simile a quella del suo predecessore: il ministro dell’Ingiustizia Mastella. Il suo decreto venne approvato l’anno scorso a larga maggioranza (in questi casi: tutti allineati e coperti). In sintesi la c.d. “legge bavaglio” inasprisce le sanzioni per chi pubblica illegalmente delle intercettazioni telefoniche. Posto che chi compie un atto illecito (in questo caso il giornalista) deve essere giustamente punito, il sistema sanzionatorio mi sembra iniquo perché stabilire pene pecuniarie (da 10 mila a 100 mila euro) elevate non fa altro che scoraggiare il piccolo giornalista libero che vuole pubblicare la notizia e non di certo il giornalista supportato dal grande editore. Voi pensate che a Berlusconi possa disturbarlo una multa da 100 mila euro se un giorno dovesse pubblicare, tramite Panorama, ad esempio, una scomoda intercettazione su Di Pietro? Oppure pensate che De Benedetti possa avere scrupoli nel pubblicare, sulle pagine della Repubblica o dell’ Espresso, un’intercettazione destabilizzante per un politico dello schieramento avverso? A farne le spese è solamente il giornalista onesto, estraneo a qualsiasi forma di strumentalizzazione delle notizie. In fondo ciò che conta è che i giornalisti agiscano in buona fede, fornendo dati esatti ed informazioni precise ed autentiche. E poi perchè quest’ossesione della privacy? In fondo, i politici sono dei personaggi pubblici. Chi rappresenta il popolo non può permettersi di suscitare il minimo dubbio sulla propria condotta morale.
La linea di Alfano invece si concentra sulla limitazione delle intercettazioni, considerate dal ministro troppo dispendiose. Premettendo che le intercettazioni sono attualmente il mezzo di prova più efficace, non penso che 300 milioni di euro sia una spesa eccessiva. Banalmente, facendo un raffronto con gli scandalosi sprechi della macchina pubblica, questa cifra mi sembra una bazzecola. Basterebbe eliminare qualche auto blu oppure il finanziamento al giornale “caccia e pesca” per recuperare qualche soldo.
Spero che il prossimo decreto sulle intercettazioni non confermi le premesse del ministro e che, pur tutelando tutti i diritti degli indagati ed imputati, non impedisca all’opinione pubblica di sapere ed ai magistrati di compiere legittimamente il loro lavoro. Purtroppo sono pessimista a riguardo. Cosa ti aspetti dall’operato del governo in materia di giustizia se Berlusconi definisce, in maniera inquietante e grottesca, i magistrati “antropologicamente diversi dalla razza umana???”
Sigh……..
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