Ma tu, che tipo di anti-mafia vuoi?
I protagonisti di questo post sono Pietro Grasso, attuale procuratore nazionale antimafia e Gian Carlo Caselli, illustre magistrato. Riassumo brevemente la sua storia recente:Caselli parte volontariamente da Torino, dov’era presidente della Corte d’ Assise, con direzione Palermo, all’inizio del 93 proprio dopo la terribile estate delle stragi, cogliendo l’eredità di Falcone e Borsellino. A palermo rimane per 6 anni e mezzo. In poco più di un lustro il pool di Caselli sequestra beni mafiosi per un valore di oltre 10mila miliardi di lire, sventa decine di omicidi e attentati, indaga 8826 persone per fatti di mafia. La lista comprende il gotha di Cosa nostra (Riina, Bagarella, Giovanni ed Enzo Brusca e tanti altri). Un bel lavoro insomma. Ma in molti non la pensavano cosi. Inoltre Caselli aveva un pallino. Un fastidioso (per Lorsignori) vizietto. Quello di intromettersi nei collegamenti mafia-politica. “Ma che vuole questo magistrato dai capelli bianchi”??? Ecco che incomincia una campagna mediatica ed editoriale denigratoria contro Caselli ed il suo operato, reo di aver “spettacolarizzato i processi” (si legge: aver indagato su imputati eccellenti, vedi Andreotti), pensando alle inchieste come ad una “gogna pubblica” (si legge: se i processi li dovete proprio fare, meglio non farlo sapere alla gente). Una critica spietata ad un magistrato che faceva semplicemente il suo lavoro e che aveva un’idea precisa della lotta alla mafia: colpirla nelle sue fondamenta, cioè nei suoi intrecci economico-istituzionali, grazie ai quali ha potuto espandersi fino a diventare la più grande “azienda” italiana.
Il secondo protagonista è Piero Grasso, l’attuale procuratore nazionale, il quale ha avviato la c.d. fase 3 della lotta alla mafia ( la fase 1 e 2 erano quelle della coppia Falcone-Borsellino e Caselli, sigh). Comincia una stagione di scontri tra magistrati. Tra le controversie maggiori si ricorda l’appoggio al procuratore Pignatone, che Falcone indicava nei suoi diari segreti come uno dei piu fieri avversari. Oppure la richiesta di archiviazione da parte di Grasso dell’inchiesta sui retroscena politico-eversivi delle stragi del 92-93. Insomma, segnali di una linea diversa. Una lotta contro la mafia militare, quella che spara, chiede il pizzo ed una “volontaria” distrazione nei confronti della mafia dei coletti bianchi, quella in giacca e cravatta, che tratta coi politici e li avvolge nei suoi tentacoli.
Il problema Caselli si ripresenta nel 2004 quando questi si candida a procuratore nazionale anti- mafia al posto di Vigna. Ovviamente Caselli, per il suo passato, è il candidato più autorevole e titolato per quel posto. A sbarrargli la strada però si mobilita un trasversale schieramento politico-mediatico volto a screditare il suo operato, dimostrando falsamente, che i suoi processi agli imputati eccellenti (Andreotti, Dell’Utri) sono poi svaniti nel nulla e che alle indagini non sono seguite delle condanne (niente di più falso, ovviamente). Sul fronte legislativo invece, si tenta di estrometterlo dal concorso. Vedremo come.
Il problema Caselli si ripresenta nel 2004 quando questi si candida a procuratore nazionale anti- mafia al posto di Vigna. Ovviamente Caselli, per il suo passato, è il candidato più autorevole e titolato per quel posto. A sbarrargli la strada però si mobilita un trasversale schieramento politico-mediatico volto a screditare il suo operato, dimostrando falsamente, che i suoi processi agli imputati eccellenti (Andreotti, Dell’Utri) sono poi svaniti nel nulla e che alle indagini non sono seguite delle condanne (niente di più falso, ovviamente). Sul fronte legislativo invece, si tenta di estrometterlo dal concorso. Vedremo come.
La sida è a due, tra il “tiranno” Caselli ed il benvisto Grasso. Ed ecco che entra in scena il primo provvedimento “contra-personam” della storia repubblicana (di leggi ad-personam ne avevamo già abbastanza). Nella riforma dell’idraulico-ministro Castelli (sull’ordinamento giudiziario) viene inserito uno strano codicillo con il quale la maggiornanza berlusconiana proroga Vigna (procuratore uscente) per altri 7 mesi. Questo stratagemma rende inidoneo Caselli alla candidatura per limiti di età (in pratica non garantirebbe i 4 anni di mandato prima del suo pensionamento). Il primo tentativo di estromettere Caselli fallisce perchè Ciampi rinvia alle camere la legge (e con lei anche il bizzarro comma anti-Caselli). Ma il fronte pro-Grasso non si arrende ed il governo inserisce nuovamente l’articoletto in un decreto legge, con la scusa che il posto di procuratore nazionale non può rimanere vacante per “garantire l’azione di contrasto alla criminalità organizzata”.Una scusa, perche il concorso del Csm è già avviato da tempo. Ma si tratta solo di un decreto e per entrare in vigore necessita dei decreti attuativi. I tempi potrebbero essere lunghi e c’è il “rischio” che il Csm nomini Caselli nuovo procuratore. Ecco allora un nuovo emendamento del senatore Luigi Bobbio di AN (badate, non Norberto) che prevede l’immediata entrata in vigore dei nuovi limiti di età. Con una sfacciatezza da brividi Bobbio dichiara: ” il mio emendamento impedisce ad un pm propenso a coltivare trame investigative sconfessate dai tribunali di andare alla DNA(direzione nazionale antimafia)[...] Certo che il mio emendamento serve a escludere l’ipotesi Caselli: lui non merita quell’incarico[...] Dobbiamo avere la certezza che Caselli non vada alla Superprocura.”
Parole sconcertanti, esemplificative del clima che avvolgeva la nomina a procuratore nazionale. Insomma alla fine ci siamo beccati Grasso e la lotta alla mafia ( a parte operazioni di facciata: vedi il nonnetto Provenzano) si è sempre fatta più flebile, mal coordinata e con lo sguardo rivolto volutamente altrove.
“Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato. “
G.Falcone
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Grande Biagio.
Che tristezza questa nostra Italia :’(
Tutto giusto… ma non sono d’accordo su una cosa: le “fondamenta” della mafia non sono gli intrecci mafia-politica.
Quelli sono le ramificazioni della mafia; le fondamenta della mafia risiedono in fattori antropologici.
CASELLI “… un Magistrato che faceva semplicemente il suo lavoro e che aveva un’idea precisa della lotta alla mafia: colpirla nelle sue fondamenta, cioè nei suoi intrecci economico-istituzionali, grazie ai quali ha potuto espandersi fino a diventare la più grande “azienda” italiana …”
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Credo, a mio modesto parere, che pochi come il dott. Caselli, hanno voluto comprendere una parte oltremodo tanto storica quanto chiaramente peculiare di cosa nostra, ovverosia la capacità auto rigenerante di essere anche dentro le istituzioni.
Per questo, sono convinto, che ogni settimana in tutti gli istituti scolastici, quanto meno del Sud, si dovrebbero dedicare almeno 6 ore allo studio del Diritto, ovverosia delle uniche norme civili e penali (il resto sono chiacchiere) che regolano la nostra vita quotidiana. Se si facesse questo e subito, sicuramente tra dieci anni, almeno il 50% dei nostri ragazzi, per allora adulti, sarebbe come “vaccinata” rispetto al virus della mafia.
Ma devo di contro anche evidenziare, che, a mio modesto parere, molti rappresentanti delle Istituzioni, in particolare magistrati, si “nascondono” opportunamente dietro la figura e la storia di coloro, anche colleghi, che hanno dato la vita per combattere la mafia.
Personalmente, e sempre a mio modesto avviso, il 51% dei magistrati è manifestatamente allineato alla politica mafiosa. La mia piccola storia è la mia prova tanto documentata quanto, purtroppo eloquente, poichè per combattere la mafia ci si deve rivolgere sempre alla magistratura, ma quando mafia e Stato visibilmente si toccano, il cittadino non ha a chi rivolgersi, perché a quel punto anche i giudici si rivelano anch’essi un’organizzazione.