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  • Bologna 2 agosto 1980: dietro la strage. -Parte1-

    31 maggio, 2008 by  





    Ho deciso di ricostruire uno degli eventi più tragici della storia italiana: La Strage di Bologna. Per farlo userò dei frammenti del libro: “Nuovi Misteri d’Italia” di Carlo Lucarelli (I frammenti sono saltuari e non completi per sapere tutta la storia di Lucarelli leggete il libro). Il mio intento è quello di aiutare a non dimenticare e di spronare nuovi pionieri della verità sperando di colpire soprattutto nella fascia giovane di età (come la mia) che in quegli anni non era ancora nata. Visto la complessità dell’argomento farò un post a puntate; creerò una sezione apposita chiamata: “Strage di Bologna” dove raccoglierò tutti gli interventi. Ma bando alle ciance, tenetevi forte… non è una storia qualunque, è la storia di una tragedia che colpisce, ferisce e rimane dentro per sempre. Buona Lettura.

    Sala d’aspetto di seconda classe.
    2 agosto 1980.
    Ore 10:25.
    Se ci fosse stato un fotografo sulla porta della sala d’aspetto avrebbe fermato nel tempo l’immagine di una grande sala quadrata, piena di gente e con molti bambini. In una sala d’aspetto la gente “aspetta”, sta seduta sulle poltroncine, sulle valigie, e anche in terra. Legge, parla, dorme, fuma, studia i tabelloni con gli orari, entra ed esce. In una sala d’aspetto ci sono bambini che dormono, bambini che corrono e bambini che piangono.

    A seconda di dove avesse puntato la macchina, il fotografo avrebbe avuto alcune persone in primo piano e altre sullo sfondo. Se avesse puntato la sua macchina verso la parete accanto la porta avrebbe avuto in primo piano una donna con una bambini.
    La donna si chiama Maria Fresu e va in vacanza con la figlia e alcune amiche.

    Probabilmente il fotografo avrebbe ripreso Maria Fresu mentre tiene gli occhi su Angela, sua figlia, che non sta mai ferma.

    Ha tre anni, è piccolissima, ed è naturale che non stia ferma nella rovente e affollatissima sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, il 2 agosto del 1980, alle ore 10:25.
    Una fotografia ferma il tempo per un attimo, giusto il tempo che si chiuda l’otturatore della macchina, poi il tempo continua, va avanti. Le azioni bloccate riprendono. Maria Fresu lascia Angela che corre lontano, verso la porta, e lei deve alzarsi in fretta per correrle dietro, come si fa con i bambini.

    Ma quella fotografia no.
    Quella fotografia il tempo lo blocca per sempre.
    Accanto a Maria Fresu, su un tavolino proprio sotto il muro di fianco la porta, a mezzo metro da terra, c’è una borsa valigia con la cerniera e i piedini metallici.
    Lì dentro, dentro la valigia, c’è una bomba che scoppia.


    Nel libro a questo punto c’è la narrazione di un filmato d’epoca che riprende il luogo dopo l’esplosione, io voglio sfruttare tutta la forza multimediale del blog e vi inserisco al posto delle parole il filmato in questione. Consiglio di vederlo prima di proseguire.

    Ottantacinque.
    Saranno ottantacinque i morti della stazione di Bologna. Più duecento feriti. I passeggeri della sala d’aspetto, quelli del treno sul primo binario, gli impiegati negli uffici, la gente al ristorante, persone che passavano per caso, i tassisti, i bambini… è la strage più grande mai avvenuta in Italia in tempo di pace.

    Appena si diffonde la notizia della strage, a Bologna, in Italia, in tutto il mondo, chiunque abbia qualcuno che sta stava viaggiando quel giorno, si preoccupa. Cerca di rintracciarlo, cerca notizie e se non ne ha ha paura.

    Tra le persone chiamate a Bologna c’è un signore di Roma che si chiama Torquato Secci. Gli hanno detto che suo figlio Sergio è ricoverato all’Ospedale maggiore. Quando arriva in taxi, gratuitamente, perché quei giorni i taxi, gli alberghi, tutta la città è a disposizione dei parenti delle vittime, Toquato Secci trova il figlio Sergio in un letto del reparto rianimazione. E’ ustionato e gonfio, coperto di ferite, ha perso un polmone e gli hanno amputato una gamba. Cinque giorni dopo, muore.

    E Maria Fresu?
    Maria non si trova. Si trovano le amiche dovevano partire in vacanza con lei, e sono morte, c’è Angela, tre anni, morta anche lei, in una delle bare bianche che si usano per i bambini, ma Maria non c’è. Dov’è? Il suo corpo non si trova.
    Qualche mese dopo, analizzando qualche frammento trovato sotto il treno che andava a Chiasso, arriverà la risposta. I periti balistici, gli esperti di esplosivo, non ci volevano credere che fosse possibile disintegrare una persona, e invece è possibile, è successo. Di Maria Fresu è rimasto soltanto qualche frammento che viene messo in un’urna e consegnato ai parenti. Una strage come quella della stazione di Bologna può fare anche questo. Non uccide soltanto, può anche far sparire una persona, come se non fosse mai esistita. Almeno materialmente.
    Ottantacinque morti e duecento feriti.
    Perché?
    Come?

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